Un connubio tra antico e moderno: i tappeti contemporanei

Pensando ai tappeti persiani, si pensa sempre a qualcosa di antico, risalente ai tempi d’oro dell’impero persiano quando la sua influenza si estendeva dall’Egitto alla valle dell’Indo, rischiando di credere che la grande tradizione dell’annodatura del tappeto abbia in quel momento raggiunto il suo apice e che ormai stia per scomparire. Ben lontana dall’essere dimenticata, come ogni tradizione anche questa si è adattata ai cambiamenti della società, dando vita a tappeti moderni e contemporanei, un manufatto in cui coesistono un design moderno creato grazie allo stile tradizionale di annodatura.

Quando un tappeto si può definire moderno?

Una discriminante per l’assegnazione a questa categoria è l’anno in cui il tappeto è stato annodato: i tappeti annodati fino agli anni venti del novecento sono infatti da considerarsi come antichi. Da quella decade in poi i tappeti vengono considerati moderni o contemporanei.

Questi tappeti provengono dal medio e lontano oriente, parliamo quindi di stati come Iran, Turchia, Pakistan e Tibet, e sono generalmente considerati come l’evoluzione dei tappeti orientali. Sono distinti tra loro in tre sotto categorie legate alla loro zona di produzione: Himalayan o tappeti Himalaiani, provenienti dalle zone dell’India ai piedi del “tetto del mondo” e caratterizzati da uno stile di annodatura diverso dai classici nodi Ghidores e Senneh, tipici dei tappeti persiani; si tratta del nodo tibetano, realizzato con piccole cannette di bamboo e cento nodi per pollice quadrato. Questo conferisce ai tappeti una maggiore flessibilità, ma li rende anche più soggetti all’usura e a lievi modifiche del disegno se maneggiati senza la giusta cura. La zona di produzione influenza anche i materiali di cui sono fatti questi tappeti: lana Kork, vello di Yak e seta sono quelli più utilizzati per questi manufatti.

Un’altra zona di produzione è quella più a sud delle catene dell’Himalaya, i cui tappeti prendono il nome di Bhadohi; questi sono caratterizzati dalla presenza di disegni in stile Damasco, capace di unire eleganza e bellezza dei tessuti, generalmente un misto di lana e seta, garantendo una morbidezza unica. Prodotti con il classico nodo persiano, presentano anche questi una media di cento nodi per pollice quadrato.

Un caso a parte sono i tappeti reloaded, ovvero tappeti rigenerati, decolorati e ritinti. Non hanno una provenienza geografica specifica e sono caratterizzati dalla lavorazione per ridare vita a questi manufatti antichi: il vello viene rasato, a volte fino a scoprire la trama, per dargli una colorazione più luminosa.

Tappeti contemporanei: nuovo design, tecnica antica

Come ogni tradizione, anche quella dell’annodatura si è dovuta confrontare con il cambio della società e delle preferenze delle nuove generazioni. Da questa volontà di far coesistere il presente e il passato sono nati i tappeti contemporanei. Queste opere d’arte moderna hanno stile e design moderno, con disegni che ricordano più quadri d’arte moderna che gli intricati arabeschi dei tappeti orientali. Sono creati attraverso l’annodatura tradizionale con oltre 150 nodi persiani o tibetani per pollice quadrato, che ne garantiscono la resistenza all’usura. I materiali usati per questi tappeti sono tra i più pregiati (lana degli Yak o lane koork e seta), inserendo talvolta canapa o cotone.

Il vello è rasato su diversi livelli di altezza, a volte, con lo scopo di formare effetti prospettici e di profondità. Talvolta poi un tappeto antico può essere troppo rovinato per essere salvato nella sua interezza e il proprietario può decidere di tagliare i pezzi migliori e unendoli ad altri frammenti di tappeto creare un tappeto patchwork, una tipologia di tappeto non fuori dal comune quando di parla di tappeti moderni.

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