Le profondità marine sono un mondo affascinante e inesplorato, un vero e proprio scrigno di biodiversità e habitat d'elezione per un vasto numero di creature ancora in gran parte sconosciute.
Negli ultimi anni, però, grazie al miglioramento delle tecniche di indagine e al potenziamento dei dispositivi tecnologici, gli scienziati sono riusciti ad esplorare gli oceani a maggiori profondità, imbattendosi in scoperte a dir poco sensazionali.
Gli abissi del mare
Gli abissi del mare sono fra i luoghi meno conosciuti della Terra, a causa della difficoltà di raggiungerne il fondo, buio e gelido, per via dell'elevata pressione a cui è sottoposta qualsiasi strumentazione utilizzata per l'esplorazione.
È risaputo, infatti, che, al momento, l'essere umano vanta maggiori conoscenze sullo Spazio piuttosto che sul mare, mappato in maniera approfondita e completa solo per il 19%.
Con il termine di abissi, ci si riferisce a quell'area che si estende fra i 200 metri e gli 11.000 metri sotto la superficie del mare e che è esplorabile solo grazie a complessi dispositivi, che, attraverso telecamere e bracci meccanici, possono registrare interessanti video e riportare in superficie campioni di specie animali e vegetali.
Una scoperta eccezionale
Ed è proprio in questo modo, che, quest'anno, i ricercatori sono riusciti a fare una scoperta eccezionale: dalle profondità dell'Oceano Pacifico, infatti, sono emerse oltre 100 specie animali sconosciute, dotate di caratteristiche talmente curiose da sembrare aliene e per conoscere le quali saranno necessari molti anni di studio.
Fra gli esemplari più particolari, ci sono cetrioli di mare così trasparenti da mostrare il loro tratto digerente interno, crostacei che assomigliano a lunghi vermi, splendide stelle marine, coralli, anemoni di mare e spugne marine a forma di tazza di vetro, capaci di vivere fino a 15.000 anni e di diventare, così, la specie più longeva attualmente conosciuta. Fra le nuove specie marine scoperte ci sono poi simpatici porcellini di mare di colore rosa, curiosi animali dall'aspetto gelatinoso, e, infine, pesci che, grazie a particolari pinne, sembrano camminare sui fondali marini e che sono dotati di un'esca luminosa per attirare le prede, posta davanti al muso, e di una pelle che sembra lavorata all'uncinetto.
L'obiettivo dell'indagine
Questa importante scoperta è stata possibile grazie a Smartex, un progetto organizzato dal National Oceanography Centre della Gran Bretagna e messo a punto non solo per contribuire all'esplorazione dei fondali oceanici, di cui conosciamo attualmente solo un animale su 10 , ma anche per individuare e prevenire i danni causati dalle estrazioni minerarie che si stanno orientando sempre più verso questi preziosi ecosistemi,facendo di comprometterli e di arrivare rischiando addirittura all'estinzione di numerose specie marine.
Grazie all'invio di un piccolo robot telecomandato, detto ROV, infatti, per alcune settimane gli scienziati hanno esplorato l'area compresa tra 3.500 ei 5.500 metri sotto il livello del mare, raccogliendo migliaia di campioni, grazie ad apposite reti da pesca, e registrando spettacolari immagini degli abissi marini.
L'impressione generale che si sono fatti i ricercatori è stata quella di trovarsi di fronte a un mondo inesplorato, complesso e vulnerabile: di qui, la necessità di impegnarsi con urgenza e ancora più attivamente per individuare un metodo capace di far coesistere l'attività umana con le necessità ambientali e, soprattutto, per impedire che l'inquinamento dei mari e l'estrazione mineraria, prevalentemente orientata alla ricerca del manganese, un metallo sempre più richiesto nell'industria elettronica e nella produzione di leghe di alluminio e di acciaio, danneggino irrimediabilmente questo ecosistema.