Solstizio d’inverno, se fossimo nell’Antica Roma festeggeremmo così

Solstizio d’inverno, se fossimo nell’Antica Roma festeggeremmo così
Solstizio d’inverno, se fossimo nell’Antica Roma festeggeremmo così

Ancora oggi in genere ogni 21 dicembre nel mondo si celebra il solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno che segna anche l’inizio della stagione fredda per eccellenza. Si tratta in realtà di un fenomeno astrologico, le cui radici sono lontanissime e che già in tempi remoti ha dato il via a una serie di tradizioni e feste pagane, alcune delle quali sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Nell’antica Roma, ad esempio, questo momento era legato alle celebrazioni dei Saturnalia, cinque giorni di pura follia in cui poteva accadere di tutto. Ecco, allora, come festeggeremmo il solstizio d’Inverno se vivessimo in quell’epoca.

Cosa significa solstizio d’inverno.

L’origine di questa parola arriva dal latino e significa “sole fermo“: in poche parole, sta a identificare il momento in cui, in termini astronomici, il sole raggiunge il punto più basso all’orizzonte rispetto ad ogni altro giorno dell’anno. La nostra stella smette di calare rispetto alla linea dell’equatore e ritorna a crescere allungando progressivamente le giornate fino al solstizio d’estate, che cade generalmente il 21 giugno e dal quale si può godere di un maggior numero di ore di luce. Nella cultura delle popolazioni antiche, però, il solstizio aveva poco a che vedere con l’astronomia, definendo un evento legato al sole e alla luce, a differenza di quanto credere. Era, infatti, legato alle celebrazioni del Sol Invictus, durante le quali si inneggiava al ritrovato splendore del Sole, capace di tornare luminoso e invincibile dopo essere precipitato momentaneamente nell’oscurità.

Solstizio d’inverno e Saturnalia.

Proprio durante il periodo in cui si verifica il solstizio d’inverno, e legati alle celebrazioni del Sol Invictus, si svolgevano nell’Antica Roma i cosiddetti Saturnalia, tra le feste pagane più importanti, che con l’avvento del Cristianesimo si sono trasformate in quelle per il Natale, che cade, non a caso, il 25 dicembre, al termine dei Saturnalia. Queste feste pagane, infatti, prendevano il nome dal dio Saturno, corrispondente del greco Crono e padre di Giove/Zeus, che si riteneva imperasse durante la mitica età dell’oro, quando sulla terra regnavano pace e abbondanza. I suoi festeggiamenti, affinché fossero di buon auspicio, avvenivano durante la parte dell’anno in cui cadeva il solstizio d’inverno e in cui si attendeva, in un momento buio come dicembre, la rinascita della natura. Non è un caso che queste celebrazioni facevano da preludio al “dies natalis Solis Invicti“, il giorno di nascita del Sole Invincibile, che cadeva proprio il 25 dicembre.

Durante questi festeggiamenti, inoltre, si era soliti regalare ad amici e parenti oggetti, libri, giochi, animali ed altri pensierini. Ricorda nulla? Ma non solo. In queste giornate tutto era ammesso, l’ordine delle cose veniva rovesciato, i servi potevano burlarsi dei padroni e diventare i proprietari del mondo, lasciandosi andare ad ogni tipo di stranezza e perversione, che spesso poteva anche sfociare in orge.

Banchetti, sacrifici e orge per dare inizio al solstizio.

I Saturnalia avevano inizio con grandi banchetti e sacrifici, fino a sfociare in vere e proprie orge. Chiunque vi partecipasse, aveva l’obbligo di scambiarsi gli auguri, accompagnati da piccoli doni simbolici, detti strenne, come dadi, candele di cera colorata e piccoli animali domestici. In questi giorni di festa in onore di Saturno, dio dell’agricoltura, le distinzioni sociali erano abolite e gli schiavi, per gioco, potevano considerarsi temporaneamente uomini liberi e prendere il posto dei propri padroni, un vero e proprio mondo alla rovescia in cui regnavano la burla e la sovversione, e che ricorda tuttavia più il nostro Carnevale che il Natale.

Fonte: Solstizio d’inverno, se fossimo nell’Antica Roma festeggeremmo così

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