I mutui in surroga sono destinati a dominare il 2016

I mutui in surroga sono destinati a dominare il 2016

Mutui: la surroga è ormai il motivo dominante del mercato, come del resto testimoniano in maniera eloquente i dati relativi al 2015. Nell'anno passato la rinegoziazione del mutuo tramite cui ottenere nuove e più favorevoli condizioni da parte di altro istituto bancario, ha letteralmente trainato il credito in Italia.

Se infatti l'Associazione Bancaria Italiana (Abi) mette in rilievo la crescita impetuosa delle erogazioni, attestandola al 97%, Assofin dopo essersi limitata a un +59%, ricorda come in realtà i veri nuovi finanziamenti, al netto delle surroghe, crescono invece ad un ritmo del 21%. Un dato, quello proposto da Assofin, assolutamente in linea con le rilevazioni di tutti gli studi statistici che hanno esaminato la situazione creditizia nel nostro Paese negli ultimi anni.

Se in effetti si può quindi parlare di una forte ripresa nel settore dei mutui, va anche sottolineato come proprio la surroga rappresenti ormai la pratica ampiamente predominante in un settore che sembra intenzionato ad uscire da una stretta creditizia che ha contribuito a spingere sempre più in basso nel corso degli ultimi anni il mercato immobiliare italiano.

Proprio la surroga dopo aver caratterizzato il 2015, si appresta però a fare ancora di più la parte del leone nel 2016. A confermarlo sono anche i dati relativi ai prime tre mesi dell'anno in corso, durante i quali le rinegoziazioni hanno toccato addirittura il 63% delle erogazioni complessive.

Le particolari condizioni dei mercati finanziari, con i tassi di interesse praticamente azzerati, hanno infatti spinto sempre più mutuatari a prendere in considerazione l'ipotesi di rottamare il vecchio mutuo in favore di una nuova formula in grado di agganciarsi al nuovo regime propiziato anche dalla decisione di Mario Draghi e della Banca Centrale Europea di sostenere il sistema bancario. Il Quantitave Easing, l'ormai celebre bazooka imbracciato dal governatore dell'istituto di Francoforte, sembra dover continuare ancora per molto tempo a stimolare un'economia in gravi difficoltà e a tentare di riportare l'inflazione verso quel 2% fissato come obiettivo prioritario dell'operazione.

Basti pensare a quanto successo all'inizio di marzo, quando la BCE ha sorpreso gli osservatori decidendo di tagliare tutti i tassi di riferimento del costo del denaro, rilanciando allo stesso tempo il programma teso all'acquisto di titoli di Stato varato un anno fa con una ulteriore crescita di 20 miliardi al mese, portandolo a quota 80 miliardi. Una decisione andata addirittura oltre le previsioni, che concordavano sulla cifra di 10 miliardi e che ha spinto a zero il tasso di rifinanziamento principale, a partire dal 16 marzo, dal precedente 0,05%.

Una decisione che ha confermato l'orientamento già espresso in precedenza e che dovrebbe peraltro ancorarsi sempre più alla capacità degli istituti di sostenere l'economia reale, ovvero le imprese alla ricerca di liquidità e le famiglie che intendono acquistare abitazioni.

Lo stesso Mario Draghi ha dal canto suo ricordato nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla riunione del direttorio di Eurotower, come i tassi di interesse siano destinati a restare bassi per un arco di tempo molto lungo. Un arco temporale non inferiore a quattro anni, che sembra il preludio ad una ulteriore esplosione delle surroghe nel mercato dei mutui. Proprio un livello così basso dei tassi ha infatti come diretta conseguenza la decisione da parte di chi magari aveva deciso negli anni passati di contrarre un mutuo a tasso variabile di passare al fisso, mai così conveniente.

Basta del resto dare un'occhiata ai dati rilasciati sempre da Abi e relativi al 2015, secondo cui su un complesso di quasi 50 miliardi di euro di nuove erogazioni, il 31% sarebbe appunto da ricondurre alla sostituzione dei mutui contratti in precedenza.

Un dato che peraltro si riscontra anche in linea generale, con i mutui a tasso fisso in grado di raggiungere una quota prossima ai due terzi a dicembre 2015, a fronte del 25% su cui erano attestati dodici mesi prima e addirittura di toccare il 72,3% nel primo trimestre del 2016.

Insomma, se il credit crunch sembra un ricordo destinato a dissolversi nei prossimi mesi, non di meno a trainare il mercato del credito saranno i mutui in surroga, ancora per molto tempo.

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