Come smaltire rifiuti liquidi e liquami

I rifiuti non sono solo di natura “solida”, una buona parte è costituita anche da “liquidi”. La normativa ambientale attuale è il D.Lgs. 205/2010 di adeguamento alla Direttiva UE sui rifiuti n. 2008/98/CE; in essa si introduce un’importante distinzione tra “acque di scarico” e “rifiuti liquidi”, una distinzione con la quale devono confrontarsi le imprese di smaltimento rifiuti Roma, in particolare alla luce degli eventi che vedono la capitale al centro di scandali e di un riordinamento generale che stenta a decollare. Una prima sommaria semplificazione è definire “scarico idrico”, le acque reflue immesse direttamente nell’ambiente (immissione diretta), mentre si definisce rifiuto liquido la separazione delle acque reflue dallo scarico diretto (immissione indiretta).

Smaltire i rifiuti liquidi

La corretta distinzione tra le varie “forme” di rifiuto liquido permette un corretto smaltimento.

Si definisce “scarico” «qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione ». mentre per “acque di scarico” si intendono «tutte le acque reflue provenienti da uno scarico» ne consegue che in caso di scarico indiretto – per esempio tramite auto spurgo – in assenza di un sistema stabile di collegamento diretto tra l’immissione ed il corpo ricettore, si applicherà, sin da raccolta, deposito e trasporto, non la normativa sulle acque ma quella sui rifiuti. L’impianto attraverso cui le acque reflue oggetto di scarico indiretto vengono immesse nell’ambiente dovrà essere, di regola autorizzato come
impianto di smaltimento rifiuti.
Un impianto di trattamento di acque reflue è quello che effettua scarichi idrici di acque reflue che gli pervengono in modo diretto, senza soluzione di continuità. Se riceve acque reflue che gli pervengono non direttamente, queste vengono considerate rifiuti liquidi oggetto di “smaltimento”, e l’impianto deve, di regola, essere autorizzato, appunto (anche) come impianto di smaltimento di rifiuti. In altri termini, un’acqua reflua immessa direttamente nell’ambiente costituisce uno scarico idrico soggetto alla normativa sulle acque, mentre diventa rifiuto, soggetto alla normativa sui rifiuti, se viene isolata e separata dallo scarico (diretto). Inoltre, ai sensi dell’art. 127 del D.Lgs. 152/2006: «i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue sono sottoposti alla disciplina dei rifiuti, ove applicabile e alla fine del complessivo processo di trattamento effettuato nell’impianto di depurazione. I fanghi devono essere riutilizzati ogni qualvolta il loro reimpiego risulti appropriato ».

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