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Cicli e ricicli

Cicli e ricicli

di Cristina Penco. Banditi nell’UE dal 2021 gli oggetti in plastica monouso. Ma c’è già chi ha messo a punto alternative ecosostenibili. I casi virtuosi di recupero e riutilizzo del materiale

Al bando la plastica monouso nell’Unione Europea a partire dal 2021. Di recente, all’Europarlamento, è stato siglato un accordo politico per vietare gli oggetti prodotti in questo materiale entro il prossimo biennio.
Quando, cioè, si comincerà a eliminarlo in toto iniziando da bastoncini cotonati, posate, piatti, bicchieri, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini e procedendo poi per gradi.

Quando la plastica uccide
La notizia è arrivata proprio negli stessi giorni in cui, a Cala Romantica, lungo la costa sarda di Porto Cervo, è stato trovato un capodoglio femmina spiaggiato (e con un feto senza vita in grembo).
«Nel suo stomaco sono stati trovati 22 chili di plastica, tra cui reti, lenze, piatti e anche sacchetti dove è ancora possibile leggere il codice a barre. Da subito possiamo interrogarci sui danni che stiamo facendo a questi animali, al mare e a noi stessi», ha spiegato il biologo marino Luca Bittau, in un video pubblicato da SEAME Sardinia che è diventato virale.

Plastica, il 70% dei rifiuti marini
E non è il primo caso in cui la plastica uccide. In altre balene morte spiaggiate nel mondo sono state trovate decine di chili di plastica nello stomaco. Secondo il Wwf, un terzo dei capodogli morti nel Mediterraneo viene ucciso dalla plastica, che è  anche nei molluschi che mangiamo.
Plastiche come piatti, bicchieri, cannucce – ma anche mozziconi di sigarette e bastoncini per palloncini – costituiscono il 70% dei rifiuti marini, una percentuale che nei mari italiani sale al 95,7%, 43% solo nell’Adriatico centro settentrionale.

Spiagge adriatiche plastic free
Proprio lungo le spiagge orientali della Penisola si sta assistendo a una stretta di vite anche sulla scia della nuova direttiva dell’Unione Europea. A Rimini, dal 15 aprile 2019, con l’ordinanza sulla balneazione entra in vigore il divieto di utilizzare contenitori monouso di plastica e di fumare su 15 chilometri della costa romagnola. Dopo un iniziale periodo di tolleranza sarà prevista per i trasgressori una multa fino a 50 euro.
Sempre in Romagna, dal 2016, i pescatori hanno a disposizione cassonetti per lo smaltimento gratuito di rifiuti di plastica accidentalmente pescati in mare e a breve ci saranno quattro imbarcazioni della marineria locale per attività di fishing for litter, la pesca dei rifiuti. Dalla stessa marineria locale è arrivato il semaforo rosso per le cassette di polistirolo per il pescato.

Un progetto pilota per salvare il Po

Un’imbarcazione nata dal progetto pilota il Po d’AMare per il recupero della plastica nel Po.

Ma non solo. Nel 2018, alle Isole Tremiti, un’ordinanza sindacale ha bandito tutte le stoviglie in plastica monouso in spiaggia, prevedendo sanzioni per i trasgressori da 50 a 500 euro.
In tempi recenti, in appena quattro mesi, oltre tre quintali di rifiuti fatti dello stesso materiale sono stati intercettati nel fiume Po prima che arrivassero alla foce, bloccati da barriere galleggianti ad hoc. Tali misure rientravano nell’ambito del progetto pilota Il Po d’AMare, predisposto dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dai Consorzi Corepla (per la raccolta degli imballaggi in plastica e il recupero di quest’ultima) e Castalia (raccolta di rifiuti galleggianti). Lo scopo dell’iniziativa era appunto agevolare il recycling e limitare l’inquinamento.

Siamo primi in Europa per recupero dei rifiuti

Si terrà a Roma il convegno di Corepla con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Stando a quanto segnala il citato consorzio Corepla, solo il 60% della plastica raccolta viene effettivamente riciclata, mentre il resto, che non può essere ri-lavorato per ottenere nuovi oggetti, nuovi contenitori o nuovi imballaggi, viene smaltito nei termovalorizzatori o nei cementifici, quando non resta in discarica.

Tuttavia, nel complesso – come abbiamo già visto in un precedente articolo sull’economia circolare – viviamo in un Paese molto attivo nel campo del riciclo. A livello europeo, insieme ai tedeschi siamo i primi per recupero dei rifiuti, arrivato al 79% della raccolta complessiva.
«Merito della nostra tradizione di Paese povero di risorse», ha spiegato l’ambientalista Ermete Realacci. «Da noi da secoli si riciclano gli stracci per fare carta o i rottami per fare oggetti in ferro».

RiciCreo, un’associazione di Ferla per il riuso
Ne sa qualcosa l’associazione RiciCreo di Ferla, in provincia di Siracusa, fondata nel 2014 da Angela Bellofiore e Maria Giuseppa “Pina” Garro, (foto a destra) mosse dalla loro passione per l’ambiente e per il riuso.
«I miei figli hanno un’azienda agro-biologica olivicola dove recuperiamo vari scarti che l’impresa produce», ci racconta la signora Pina Garro. Qualche esempio? «Riutilizziamo la plastica degli imballaggi per riempire i manichini che ci servono per le nostre esposizioni».

Solidarietà. Il loro laboratorio, infatti, realizza abiti con vari materiali di scarto organizzando allestimenti e passerelle a Ferla e nei comuni limitrofi. L‘associazione persegue anche scopi di solidarietà: è successo, per esempio, in occasione di una sfilata a cui hanno partecipato alcune “farfalle” di Sensazioni rosa, gruppo di donne colpite dal tumore.

Idee di valore ecologico e sociale

Ferla. Una sfilata di abiti prodotti da RiCreo con materiali di recupero.

Idee semplici, ma di impatto e di valore ecologico e sociale, quelle di RiciCreo, che attirano un interesse crescente anche da parte della collettività.
Aggiunge la signora Garro: «All’inizio, quando andavamo in giro a prendere i rifiuti, ci chiamavano, in tono scherzoso, “le signore della spazzatura”. Ora ce li donano i nostri concittadini e ce li portano direttamente a casa».

Nuovi progetti
Numerose le iniziative in cantiere fino a fine anno: «Tra i vari progetti che stiamo portando avanti, ne stiamo preparando uno legato al film espanso. In autunno, inoltre, collaboreremo con l’associazione Angolo, durante la settimana di riabilitazione dei pazienti oncologici», conclude la Garro.

Crusca e alghe al posto del PET
Tornando alla messa al bando di plastica monouso a partire dal 2021, in commercio esistono piatti, bicchieri e stoviglie compostabili. Oggetti che, sempre secondo le norme europee, vanno gettati insieme ai rifiuti organici e che poi si disintegrano nell’arco di un trimestre, trasformandosi in concime compost. Il materiale da cui sono formati è il Mater-bi, la bioplastica brevettata dall’italiana Novamont e utilizzata anche per i sacchetti riciclabili per il rifiuto umido e l’ortofrutta, ricavata da componenti vegetali (cellulosa, glicerina e amidi).

Stoviglie biodegradabili

Piatti di crusca di frumento.

Ma sono diverse le alternative ecosostenibili che vengono già proposte da alcune aziende. Altro esempio sono piatti, stoviglie e posate commestibili a base di crusca di frumento.
Arrivano da una realtà polacca, la Biotrem che, da una tonnellata di residui ottenuti dalla macinazione del cereale, arriva a ricavare fino 10 mila pezzi di stoviglie biodegradabili in soli 30 giorni (tanto per intenderci, la carta impiega sei mesi per essere smaltita, la plastica dai cento ai mille anni).

Avremo piatti commestibili, insieme alle pietanze
Attualmente, ogni anno, vengono prodotti circa 15 milioni di pezzi di piatti monouso biodegradabili in un moderno impianto di produzione a Zambrow, in una regione ecologicamente pulita, tradizionalmente agricola, caratterizzata dalla disponibilità di materie prime di alta qualità. I piatti, che possono essere utilizzati anche per pietanze calde e possono essere inseriti nel forno tradizionale o nel microonde, sono commestibili (anche se, contenendo grano, non possono essere usati da celiaci o intolleranti al glutine; in alternativa, si possono utilizzare recipienti, bicchieri e posate di altri ingredienti sempre biodegradabili, ma gluten free).

E per finire, bicchieri ricavati dalle alghe marine

Ooho, la sfera di sostanze naturali che si mangia.

L’indonesiana Evoware ha messo a punto un materiale alternativo ricavato dalle alghe marine per bicchieri e contenitori per il gelato, che possono essere mangiati e sono disponibili in diversi gusti.

Una sfera trasparente
La startup britannica Skipping Rocks Lab ha invece presentato Ooho, una sfera dalla consistenza in gel e trasparente per sostituire le bottiglie in Pet, che servono non solo per il trasporto dell’acqua, ma anche per altri liquidi e cosmetici.
Il prodotto è realizzato con sostanze naturali e alghe marine: la sua membrana può essere gettata (si degrada entro due mesi) o, ancora, può essere messa in bocca, masticata, inghiottita e digerita. Più eco-green di così!

Fonte: Cicli e ricicli

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