La storia del tatuaggio nella cultura occidentale

La parola “tatuaggio” deriva dal tahitiano tatau, che significa “incidere”, “decorare la pelle” e ha una storia molto antica. Per tatuaggio si intende un’alterazione artificiale permanente (anche se oggi questa caratteristica è venuta meno grazie all’evoluzione delle tecniche) della pelle.

Oggi il tatuaggio fa parte della cultura di  tutti giorni e ci sono oggi diverse possibilità di un corso per tatuaggio a Roma, come il centro estetico BSA.

Le origini del tatuaggio

L’uso del tatuaggio è testimoniato già a partire da alcune popolazioni preistoriche dell’Europa occidentale e orientale, Asia centrale e in Russia, sia in connessione con cerimonie di iniziazione, sia a fine estetico. Nella preistoria si possono distinguere due categorie:

  • la scarificazione, che consiste in profonde incisioni nella pelle e l’introduzione nella ferita di sostanze che ne rallentano la cicatrizzazione, aumentando il volume delle cicatrici;
  • il tatuaggio ad ago, molto diffuso in Polinesia, in Africa settentrionale e in India, si ottiene con introduzione sottocutanea di inchiostro.

Il tatuaggio in Egitto e nell’antica Roma

Nella cultura egizia il tatuaggio era praticato da uomini e donne ed era uno status symbol (per esprimere quindi il proprio stato sociale), ma anche un modo per mettere in evidenza conoscenze magiche, infatti in alcuni affreschi egizi si possono vedere corpi di danzatrici con tatuaggi.

Nell’antica Roma, il tatuaggio era praticato principalmente in due occasioni:

  • veniva applicata sugli schiavi la sigla del loro padrone e, qualora fossero stati scoperti a rubare, sarebbero stati marchiati sulla fronte (questo supplizio fu poi esteso anche a martiri cristiani);
  • era praticato volontariamente, nonostante non era ben visto dai superiori, dai soldati romani in Britannia e in Tracia, influenzati dai costumi delle popolazioni locali.

Con l’avvento del Cristianesimo, nonostante era prassi comune dei primi cristiani marchiarsi con la croce (usanza che verrà ripresa dai crociati), questa pratica fu vista sempre con maggior negatività (nonostante anche in passato non fosse socialmente ben vista) tanto che Costantino nel 325 d.C. proibì la pratica in tutto l’Impero.

Il tatuaggio in epoca moderna

Dopo le crociate il tatuaggio sparì dalla cultura europea (pur sopravvivendo in molte culture asiatiche e africane). Nel 1891, però, l’inventore newyorkese Samuel O’Reilly brevetta la prima macchinetta elettrica per tatuaggio, che prima di questo momento era ottenibile solo dopo un processo estremamente lento e doloroso. Trent’anni dopo, sempre in America, prospera l’uso del tatuaggio sugli artisti circensi, poiché il pubblico sembrava affascinato da questa strana pratica.
Dagli anni ’20 fino alla seconda metà degli anni ’60 i tatuaggi sono stati utilizzati da categorie di persone ben precise in America, come ad esempio minoranze etniche, marinai, veterani di guerra, malavitosi, criminali e considerati, per tanto, simbolo di arretratezza.
Solo quando iniziò a essere diffuso tra gli hippy e i motociclisti, quella del tatuaggio diventò una moda, importata poi anche in Europa, che crebbe lentamente (ma con costanza), tanto da essere diventata oggi un fenomeno popolare, alla portata di tutti e finalmente privo di pregiudizi.

 

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