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Introduzione |
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Le grandi civiltà anteriori a quella greca (Egitto, Caldea, Assiria, Creta) non hanno avuto monete nel vero senso del termine; gli scambi commerciali avvenivano per baratto.
Presso i Greci di Omero, per determinare il valore delle cose vengono generalmente impiegati i capi di bestiame. |
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I metalli compaiono frequentemente come misura di scambio: pepite o pagliuzze d'oro raccolte sulle pendici del monte Tmôlos o nelle acque dei laghi della Libia, anelli d'oro e d'argento pesati, come mostrano le pitture egiziane. Il bronzo è impiegato spesso nei pagamenti, sotto forma di scuri, tripodi, paioli; sono state rinvenute, in particolare a Creta, scuri bipenni il cui peso varia fra i 5 g e i 35 kg. Ma tutti questi campioni erano di difficile uso, dato che il metallo talora era difettoso e la contraffazione facile.
Da ciò nasce, probabilmente nella Grecia asiatica nell'VIII secolo a.C., il «fenomeno monetario», che consiste nell'apporre su lingottini di metallo, tutti di peso rigorosamente identico, un segno che ne attesti il valore e li renda adatti agli scambi commerciali. |
La Grecia |
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A partire dall'VIII secolo, l'invenzione della moneta si diffonde attraverso la Grecia orientale, le isole, il Peloponneso e la Grecia continentale, con maggiore o minore rapidità. Ogni città adotta un tipo caratteristico, che rappresenta una divinità, un animale, ecc. Così Egina sceglie la tartaruga, Atene la civetta della sua dea eponima, Corinto un Pegaso alato; le colonie greche d'Italia e di Sicilia testimoniano di una grande attività a partire dal Vl-V secolo: a Siracusa, per esempio, viene creato il demareteion con il profilo di Aretusa.
In Grecia esistono diversi sistemi monetari; uno dei più importanti è quello di Egina, di Sparta e di Argo, nel quale il peso-campione è la mina eginetica di 628 g d'argento e la moneta di base lo statere che pesa 12,57 g, vale a dire un cinquantesimo. In Attica, in Eubea e ben presto nella maggior parte della Grecia, la mina pesa 436 g d'argento, la dramma corrisponde a un centesimo della mina e il tetradramma è pari a 17,46 g d'argento. Esistono anche, in numero limitato, monete d'oro e di elettro (lega d'oro e d'argento) e in alcuni casi viene impiegato il bronzo.
La tecnica è rudimentale. Le piastrine metalliche, o tondelli, vengono strette fra due matrici in bronzo o in ferro chiamate coni: il conio inferiore, denominato pila, e il conio superiore, o torsello, sul quale si picchia a colpi di martello fino a quando i due coni siano penetrati nella piastrina e le abbiano fatto assumere il modellato desiderato. I coni sono incisi a mano, con estrema cura, da artisti che spesso firmano le loro opere: a Siracusa, Cimone ed Eveneto firmano i superbi decadrammi che rappresentano una quadriga al galoppo, a ricordo dei giochi di Assínaros e a commemorazione della vittoria sugli Ateniesi del 413 a.C.
In epoca ellenistica, è di moda il ritratto, soprattutto di profilo; all'inizio è di fattura molto bella, ma progressivamente lo stile diventa piatto e i rilievi suggeriti perdono potenza. |
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Roma |
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Sostituendosi ai primitivi lingotti di bronzo, le prime monete d'argento fanno la loro comparsa, secondo Plinio, nel 269 a.C., quando si insedia a Roma, presso il tempio di Giunone Moneta, una zecca controllata da tre magistrati, i triumviri monetaies. Si tratta dei didrammi in argento romano-campani. Poi, verso il 187-169 a.C., viene creato il denario d'argento che presenta sul diritto la testa con l'elmo di Roma e sul rovescio i Dioscuri, le guide divine della cavalleria; in seguito, si sostituiscono i Dioscuri con una biga , poi con simboli delle imprese gloriose dei triumviri : un elefante per Q. Cecilio Metello, una tromba gallica che commemora la vittoria sul re degli Arverni, Bituito, l'acquedotto dell'Aqua Marcia nel 144, la statua di Emilio Lepido al Campidoglio, ecc. Il peso del denario d'argento, secondo la legge Flaminia, è di 3,80 g (cioè un ottantesimo della libbra ). La moneta d'oro è poco usata e fa la sua comparsa vera e propria soltanto a partire dalle guerre civili con l'aureus, che vale 25 denari d'argento. Giulio Cesare fu il primo sovrano autorizzato, da una consulta del senato nel 44 a.C., a fare rappresentare il proprio ritratto sul diritto delle monete. Da quel momento, tutti gli imperatori coniano monete con la loro effigie ; la precisione iconografica è notevole e permette spesso di identificare i loro ritratti scolpiti.
L'aureus pesa 8,18 g sotto Giulio Cesare, 7,80 g sotto Augusto, 6,55 g sotto Caracalla nel 215 e, a partire dal III secolo, presenta un peso molto variabile. Per porre rimedio a queste differenze di valore, Costantino I attua nel 311 d.C. una riforma monetaria completa, malgrado l'opposizione feroce, e crea il soldo d'oro (solidus) che pesa 4,55 g, cioè un settantaduesimo della libbra. A partire da questa riforma, il ritratto diventa meno caratteristico; la moneta perde rilievo, si spersonalizza, ma il peso rimane costante. Accanto al solidus circolano pezzi d'oro e monete di bronzo argentato, denominate antoniniani. |
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Bisanzio |
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La moneta bizantina continua direttamente la moneta romana. Il numerario è molto abbondante per tutta la durata dell'impero d'Oriente, principalmente per l'oro; le coniature sono meno curate, ma il peso del solidus rimane costante. L'argento è raro, gli imperatori vengono solitamente raffigurati a mezzo busto o in piedi; compaiono i visi di Cristo o della Vergine, la croce a vari livelli diventa l'emblema più usato.
Anche se i ritratti sono ieratici, convenzionali e quindi senza interesse iconografico, la banalità di queste monete è soltanto apparente; lo studio minuzioso dei diversi conii permette di precisare l'influenza dell'impero bizantino sul bacino mediterraneo nel suo complesso. |
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