| I gas prodotti dalla combustione dei carburanti dei motori delle automobili, il fumo delle fabbriche e la fuliggine proveniente dagli impianti di riscaldamento, fanno sì che i componenti fondamentali dell’aria atmosferica - 78% di azoto e 21% di ossigeno - sono talmente alterati che cominciano a pregiudicare l’organismo degli abitanti.
Il grado di tossicità va aumentando man mano che le condizioni che causano il problema si intensificano. Per risolvere questa difficoltà, sono stati messi in atto molti procedimenti chimici; però, l'unico che fino a questo momento ha prodotto dei risultati è l’aumento delle superfici destinate al verde.
I vegetali adempiono, con la fotosintesi, all'importante funzione di assorbire un componente dell’aria che è nocivo alle persone, l’anidride carbonica, producendo ossigeno che viene immesso nell'atmosfera, restituendole le sue proprietà originali. Per questa ragione, gli spazi verdi sono anche chiamati “polmoni” della città.
Allo scopo di migliorare le condizioni di vita di una popolazione, gli urbanisti lavorano quindi allo studio dell'uso del territorio, per realizzare il massimo possibile di spazi verdi, e se si considera che una città ben aerata debba avere una percentuale del 20% di spazi verdi, si presuppone anche che la percentuale dovrebbe aumentare man mano che ci si allontana dal centro. Quando si realizzano aree edificabili per abitazioni, uffici o industrie, i comuni esigono dal venditore la cessione di una percentuale di aree, a seconda dei paesi e delle città, che saranno destinate al verde. Questo naturalmente se il concetto di proprietà privata è soggetto alle opportune limitazioni. Il contatto con la natura, anche, se limitato e condizionato dalla circostante selva di cemento, alluminio e vetro, costituisce un altro dei fattori che riconfermano l'utilità di parchi e giardini che favoriscono la pratica di sport che contribuiscono a sviluppare esercizi fisici importanti per il metabolismo, innanzitutto quello che riguarda l’eliminazione di tossine attraverso la traspirazione.
L'arte del mantenimento di questi nuclei di vegetazione all'interno degli agglomerati urbani è praticata dalla cosiddetta architettura dei giardini, che si occupa del livellamento dei terreni e della loro miglior attrezzatura per valorizzare anche esteticamente lo spazio. In questo tipo di progettazione esistono due stili: quello formale e quello naturale. Il primo data dall'epoca degli antichi romani e consiste nell’ordinare artisticamente le piante e gli alberi, secondo schemi geometrici. Questo stile, chiamato anche italiano, prevede anche l'impiego di manufatti e pietre: panchine di marmo, statue, fontane o pergolati. Gli inglesi, sfruttando la vegetazione nella forma in cui si manifesta spontaneamente, crearono lo stile naturale: gli appezzamenti e i sentieri seguono linee ondulate, senza uno schema preciso. L'uomo ha creato bellissimi giardini: famoso è quello che fu considerato una delle sette meraviglie del mondo (si tratta dei giardini pensili di Babilonia, che molti storici identificano con la mitica torre di Babele).
Ai tempi nostri, non si può fare a meno di ricordare André Le Nôtre disegnatore dei parchi di Versailles, e Calvert Vaux e F. Law Olmstead pianificatori del Central Park di New York. Le moderne tendenze in materia urbanistica tendono a trasferire la città verso gli spazi aperti. Questi progetti implicano generalmente la costruzione di enormi monoblocchi, edifici di rapida costruzione che ospitano numerose famiglie, circondati da parchi alberati, giochi per bambini, centri di ricreazione. La distanza relativa dal centro viene compensata da un buon servizio di trasporti. In questo modo, il parco di fronte alla finestra dell'abitazione sostituisce, anche se solo in parte, la casa con giardino, orto o campo, tipica del secolo scorso. |