| Per molte persone l'espressione difesa della natura significa porre uno steccato attorno a un determinato gruppo di piante e animali interessanti, perché nessuno vi si possa avvicinare.
E’ un modo di procedere simile a quello di collocare una certa quantità di uranio in un contenitore e lasciarvelo, pensando che questo basti per ottenere l’energia atomica. In ambedue i casi non si può prescindere da una certa organizzazione per ottenere i risultati desiderati. L'equilibrio naturale si è stabilito nel corso di milioni di anni ed ogni organismo, pianta o animale, dipende da un altro per il nutrimento, la difesa, ecc.
L'eliminazione di uno qualsiasi di questi finirà col provocare uno squilibrio che si ripercuoterà sulla totalità della comunità biologica. Per esempio, se si colloca uno steccato attorno a un’orchidea molti animali si vedrebbero sbarrato il passo e se gli animali non pascolassero e non brucassero le piante giovani, queste crescerebbero troppo e darebbero eccessiva ombra all'orchidea che si estinguerebbe. Gli alberi e le macchie debbono quindi non crescere eccessivamente per evitare che si formi un territorio impenetrabile. La conservazione significa quindi qualcosa di più che difendere o proteggere specie interessanti. Si tratta di considerare l'insieme dei cicli naturali di una regione recuperando o mantenendo l'equilibrio naturale distrutto, principalmente per le attività dell'uomo. Un habitat naturale dove si è raggiunto uno stato di equilibrio, viene definito stabile. Le piante e gli animali che muoiono vengono sostituiti in modo naturale, senza che vengano prodotti dei cambiamenti all'interno dell'ambiente.
L'uomo primitivo non turbava questo equilibrio: cacciava gli animali, solo in determinati punti; così come i primi agricoltori non incisero sensibilmente sull'equilibrio naturale: liberavano ristrette aree boschive e quando quel terreno era stato sfruttato si spostavano altrove. Lo spazio libero ridiventava in breve selvatico. Man mano che l'uomo espandeva la propria attività agricola e la popolazione umana aumentava, crebbe la distruzione permanente dei boschi per la creazione di campi per i raccolti e di pascoli per il bestiame. Vennero così stabiliti nuovi equilibri: dato che gli animali limitavano la crescita degli alberi, il pascolo diventò un elemento dominante.
Per alcuni secoli tutto si svolse in modo apparentemente soddisfacente; ma con la crescita della popolazione umana si destinò una sempre maggiore quantità di terreno all’agricoltura. Gli animali selvatici rimasero concentrati in territori sempre più ristretti, acuendo così lo squilibrio.
Per mantenere l'equilibrio naturale sarà necessario conservare gli animali nativi e «ridimensionarli» periodicamente.
Questo presuppone la caccia e la morte di qualcuno di essi perché venga mantenuto il numero conveniente. Se questo aumenta, il pascolo sarà insufficiente e ne soffrirebbero gli animali stessi. Se però il numero di animali risultasse troppo limitato, questi non potrebbero sopravvivere.
L'uomo può sperare di produrre l'alimento sufficiente mediante il suddetto «ridimensionamento» controllato dei cicli naturali.
Per studiare la conservazione degli elementi naturali, sono state istituite le riserve e i parchi nazionali. A seguito di una pianificazione adeguata, si cerca di raggiungere la soluzione di molti problemi. I parchi non devono costituire unicamente un rifugio per gli animali selvatici ma anche ambienti di studio per gli ecologi e gli scienziati. Si deve calcolare il numero di animali che può essere contenuto, senza pregiudizio, da una determinata zona, e in quale modo può essere gestito al meglio il territorio.
Le cosiddette riserve naturali possono suggerire all'uomo cosa è necessario fare per non deteriorare la natura, evitando di acutizzare il maggior problema che incombe sull'umanità: la fame. D'altro canto, nelle città si pone lo stesso problema e migliaia di scienziati studiano il modo di conservare l'ambiente, ossia di evitare il suo inquinamento per l'uso dei prodotti industriali, come di altri fattori che mettono in pericolo l'aria che respiriamo e l'acqua che beviamo.
|