| Intimamente legato all'ecologia, il controllo biologico costituisce una delle grandi scoperte, se così si può chiamare, dell’uomo nell'epoca moderna anche se la saggezza della natura lo applica dalle origini stesse della vita: se alcune specie non distruggessero altre e queste non disponessero di un potere di riproduzione più ampio o accelerato delle prime, l'equilibrio della natura potrebbe subire drammatiche oscillazioni.
Il controllo biologico consiste nell'applicazione di un metodo scientificamente programmato dall'uomo per mantenere ad un basso livello la propagazione di un determinato flagello controllandola mediante la produzione di agenti che agiscono come dei nemici naturali.
I gorgoglioni, gli scarafaggi ed altri insetti simili che distruggevano il grano raccolto, sono stati combattuti con inoffensivi batteri. I risultati più soddisfacenti del controllo biologico sono stati ottenuti contro piaghe provenienti dall'estero. Quando una pianta o un animale riesce ad introdursi in un nuovo paese, sia intenzionalmente che accidentalmente, si può trasformare in un vero e proprio flagello poiché la sua nuova residenza è normalmente priva di quei nemici naturali che controllano la sua riproduzione e propagazione; un esempio significativo è quello costituito dai conigli che furono importati in Australia verso la fine del secolo scorso; questi si riprodussero con una rapidità tanto incredibile che la loro presenza rischiava di compromettere definitivamente interi raccolti da cui essi traevano il cibo necessario per vivere. Per porre rimedio a questo incombente pericolo, si ricorse alla produzione di particolari tipi di agenti neutralizzanti, che limitavano il numero delle nascite.
Il gorgoglione del cotone, un piccolo insetto australiano, introdotto in California circa cento anni fa, minacciò per quasi 20 anni di distruggere l'intera industria agrumaria dell'Ovest degli Stati Uniti. Si rese necessario importare la coccinella australiana, un coleottero che agì appunto da controllo biologico: questo piccolo insetto si nutriva, infatti, quasi esclusivamente del parassita del cotone. Viceversa, come nel caso dei conigli, quando la pianta del fico d'India si introdusse in Australia si riprodusse così rapidamente che arrivò a ricoprire migliaia di ettari; una piccola tarma fu introdotta artificialmente nei fusti carnosi, provocandone così la parziale distruzione; in questo caso il controllo biologico fu rappresentato dalla minuscola tarma.
Tuttavia il ricorrere a questi espedienti può presentare degli inconvenienti: infatti l'introduzione di un animale che svolga la funzione di controllo può avere come risultato che questo si estenda allo stesso modo al flagello naturale che deve combattere e agli agenti destinati a combatterla.
A questo riguardo, quindi, gli scienziati, sono oggi molto più cauti e prudenti, soprattutto grazie anche all'esperienza derivata da quando si rese necessaria la introduzione della mangusta nelle Indie Occidentali: fu portata per combattere i topi che danneggiavano le canne da zucchero. La loro voracità, però, oltre ai topi, quasi estinse molte specie di animali della fauna indigena e inoltre la mangusta si abituò a mangiare la canna che in realtà avrebbe dovuto proteggere. |