Troppo sale! Meglio gustare che salare

Troppo sale! Meglio gustare che salare

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L’obbiettivo primario sia quando siamo in cucina a preparare sia quando siamo in tavola a consumare è quello di arrivare a gustare di più e a salare di meno, un obbiettivo alla portata di chiunque se si ha a cuore la propria salute e si vuole capire fino in fondo la qualità del cibo, se infatti è bassa e scarsa il contenimento del sale lo dimostrerà chiaramente!!!

Impegnato nell’avvio di un nuovo ristorante per un progetto di cucina del benessere estremamente complesso e ambizioso siamo arrivati alla selezione del pane da utilizzare sia in sala che nelle preparazioni di cucina ove è necessario.

Per varie motivazioni almeno nella fase iniziale non potremo occuparci internamente della produzione del pane perché onestamente è una cosa da fare bene e dove servono spazi di produzione e figure professionali ben precise senza lasciare spazi a improvvisazioni e maldestri prodotti finali.

Nella selezione abbiamo individuato una serie di professionisti produttori di pane autentici e non semplici trasformatori di materie prime già preparate.

Insomma panificatori veri e competenti con cui ci siamo prima confrontati specificando esigenze e richieste e poi selezionato per prova una serie di campioni della loro produzione.

Fino ad arrivare alla fase dell’assaggio con tutte le tipologie diverse possibili facendo attenzione alla scelta delle farine di base con cui erano realizzati, alla cottura eseguita, alla conservazione necessaria nel tempo e alla conseguente velocità di deperimento.

Di tutti questi assaggi mi ha sempre colpito la percentuale di sale presente a mio parere sempre elevata e sproporzionata rispetto all’obbiettivo, che dovrebbe essere primaria, di far esaltare la buona materia prima di base usata in termini di grano e provenienza.

Ora ci sono motivazione tecniche per la quantità di sale da immettere in un impasto in base a diversi parametri e obbiettivi che si vogliono poi ottenere.

Su cui non mi addentro più di tanto non essendo io uno specialista in materia, mi onoro di avere come forte amicizia la migliore conoscitrice di questi aspetti a cui chiederò ancora più informazioni per questi elementi strettamente tecnici.

Fatto sta che non dico nulla di nuovo nell’affermare che è tranquillamente possibile realizzare pane con poco sale e addirittura senza sale se si lavora bene sugli impasti, i mix di farine utilizzate, la tecnica e altri aspetti importanti.

Magari costa un po’ di fatica in più, certamente servono materie prime di più alto livello e qualità, ma si può ottenere eccellente pane anche con poco sale aggiunto.

Dove il sapore delle farine, se buone, si sente al massimo della loro espressione e possiamo accompagnare i nostri piatti in maniera più efficace e appropriata, ma soprattutto portando un consistente vantaggio per la nostra salute.

Il sale è infatti un elemento estremamente sensibile nel dibattito acceso sulla migliore strategia alimentare per minimizzare al minimo l’insorgere di moltissime patologie direttamente o indirettamente legate all’alimentazione.

Sono recenti molti studi, a dire il vero non sempre concordi e unitari, che mettono in risalto l’emergenza sale continua e pesante all’interno della dieta.

In sostanza continuiamo a consumare livelli di sale molto, molto elevati e questo condiziona in maniera determinante tante altre funzioni organiche dell’organismo, probabilmente molte più di quelle che si ritengono oggi coinvolte.

Ma dobbiamo rimarcare anche l’aspetto strettamente organolettico che riguarda l’incidenza del sale all’interno dei piatti di cucina, l’alterazione della capacità di saper gustare fino in fondo il cibo sentendo fino in fondo tutti i suoi sapori.

L’impegno da proporci è quello di arrivare a gustare di più e a salare di meno, un obbiettivo alla portata di chiunque se si tiene sempre presente e si è sempre consapevole dei danni ingenti che l’eccesso di sale può portarci, per la salute e per la piacevolezza finale di gustare nel profondo il cibo.

Con un altro risvolto estremamente importante che riguarda la qualità del cibo, se infatti è bassa e scarsa il contenimento del sale lo dimostrerà chiaramente al di la di tutti i sistemi usati per mascherarlo, facendo finalmente trionfare il cibo che vale e non quello che vende!!!

Fonte: Troppo sale! Meglio gustare che salare

Cicli e ricicli

Cicli e ricicli

di Cristina Penco. Banditi nell’UE dal 2021 gli oggetti in plastica monouso. Ma c’è già chi ha messo a punto alternative ecosostenibili. I casi virtuosi di recupero e riutilizzo del materiale

Al bando la plastica monouso nell’Unione Europea a partire dal 2021. Di recente, all’Europarlamento, è stato siglato un accordo politico per vietare gli oggetti prodotti in questo materiale entro il prossimo biennio.
Quando, cioè, si comincerà a eliminarlo in toto iniziando da bastoncini cotonati, posate, piatti, bicchieri, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini e procedendo poi per gradi.

Quando la plastica uccide
La notizia è arrivata proprio negli stessi giorni in cui, a Cala Romantica, lungo la costa sarda di Porto Cervo, è stato trovato un capodoglio femmina spiaggiato (e con un feto senza vita in grembo).
«Nel suo stomaco sono stati trovati 22 chili di plastica, tra cui reti, lenze, piatti e anche sacchetti dove è ancora possibile leggere il codice a barre. Da subito possiamo interrogarci sui danni che stiamo facendo a questi animali, al mare e a noi stessi», ha spiegato il biologo marino Luca Bittau, in un video pubblicato da SEAME Sardinia che è diventato virale.

Plastica, il 70% dei rifiuti marini
E non è il primo caso in cui la plastica uccide. In altre balene morte spiaggiate nel mondo sono state trovate decine di chili di plastica nello stomaco. Secondo il Wwf, un terzo dei capodogli morti nel Mediterraneo viene ucciso dalla plastica, che è  anche nei molluschi che mangiamo.
Plastiche come piatti, bicchieri, cannucce – ma anche mozziconi di sigarette e bastoncini per palloncini – costituiscono il 70% dei rifiuti marini, una percentuale che nei mari italiani sale al 95,7%, 43% solo nell’Adriatico centro settentrionale.

Spiagge adriatiche plastic free
Proprio lungo le spiagge orientali della Penisola si sta assistendo a una stretta di vite anche sulla scia della nuova direttiva dell’Unione Europea. A Rimini, dal 15 aprile 2019, con l’ordinanza sulla balneazione entra in vigore il divieto di utilizzare contenitori monouso di plastica e di fumare su 15 chilometri della costa romagnola. Dopo un iniziale periodo di tolleranza sarà prevista per i trasgressori una multa fino a 50 euro.
Sempre in Romagna, dal 2016, i pescatori hanno a disposizione cassonetti per lo smaltimento gratuito di rifiuti di plastica accidentalmente pescati in mare e a breve ci saranno quattro imbarcazioni della marineria locale per attività di fishing for litter, la pesca dei rifiuti. Dalla stessa marineria locale è arrivato il semaforo rosso per le cassette di polistirolo per il pescato.

Un progetto pilota per salvare il Po

Un’imbarcazione nata dal progetto pilota il Po d’AMare per il recupero della plastica nel Po.

Ma non solo. Nel 2018, alle Isole Tremiti, un’ordinanza sindacale ha bandito tutte le stoviglie in plastica monouso in spiaggia, prevedendo sanzioni per i trasgressori da 50 a 500 euro.
In tempi recenti, in appena quattro mesi, oltre tre quintali di rifiuti fatti dello stesso materiale sono stati intercettati nel fiume Po prima che arrivassero alla foce, bloccati da barriere galleggianti ad hoc. Tali misure rientravano nell’ambito del progetto pilota Il Po d’AMare, predisposto dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dai Consorzi Corepla (per la raccolta degli imballaggi in plastica e il recupero di quest’ultima) e Castalia (raccolta di rifiuti galleggianti). Lo scopo dell’iniziativa era appunto agevolare il recycling e limitare l’inquinamento.

Siamo primi in Europa per recupero dei rifiuti

Si terrà a Roma il convegno di Corepla con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Stando a quanto segnala il citato consorzio Corepla, solo il 60% della plastica raccolta viene effettivamente riciclata, mentre il resto, che non può essere ri-lavorato per ottenere nuovi oggetti, nuovi contenitori o nuovi imballaggi, viene smaltito nei termovalorizzatori o nei cementifici, quando non resta in discarica.

Tuttavia, nel complesso – come abbiamo già visto in un precedente articolo sull’economia circolare – viviamo in un Paese molto attivo nel campo del riciclo. A livello europeo, insieme ai tedeschi siamo i primi per recupero dei rifiuti, arrivato al 79% della raccolta complessiva.
«Merito della nostra tradizione di Paese povero di risorse», ha spiegato l’ambientalista Ermete Realacci. «Da noi da secoli si riciclano gli stracci per fare carta o i rottami per fare oggetti in ferro».

RiciCreo, un’associazione di Ferla per il riuso
Ne sa qualcosa l’associazione RiciCreo di Ferla, in provincia di Siracusa, fondata nel 2014 da Angela Bellofiore e Maria Giuseppa “Pina” Garro, (foto a destra) mosse dalla loro passione per l’ambiente e per il riuso.
«I miei figli hanno un’azienda agro-biologica olivicola dove recuperiamo vari scarti che l’impresa produce», ci racconta la signora Pina Garro. Qualche esempio? «Riutilizziamo la plastica degli imballaggi per riempire i manichini che ci servono per le nostre esposizioni».

Solidarietà. Il loro laboratorio, infatti, realizza abiti con vari materiali di scarto organizzando allestimenti e passerelle a Ferla e nei comuni limitrofi. L‘associazione persegue anche scopi di solidarietà: è successo, per esempio, in occasione di una sfilata a cui hanno partecipato alcune “farfalle” di Sensazioni rosa, gruppo di donne colpite dal tumore.

Idee di valore ecologico e sociale

Ferla. Una sfilata di abiti prodotti da RiCreo con materiali di recupero.

Idee semplici, ma di impatto e di valore ecologico e sociale, quelle di RiciCreo, che attirano un interesse crescente anche da parte della collettività.
Aggiunge la signora Garro: «All’inizio, quando andavamo in giro a prendere i rifiuti, ci chiamavano, in tono scherzoso, “le signore della spazzatura”. Ora ce li donano i nostri concittadini e ce li portano direttamente a casa».

Nuovi progetti
Numerose le iniziative in cantiere fino a fine anno: «Tra i vari progetti che stiamo portando avanti, ne stiamo preparando uno legato al film espanso. In autunno, inoltre, collaboreremo con l’associazione Angolo, durante la settimana di riabilitazione dei pazienti oncologici», conclude la Garro.

Crusca e alghe al posto del PET
Tornando alla messa al bando di plastica monouso a partire dal 2021, in commercio esistono piatti, bicchieri e stoviglie compostabili. Oggetti che, sempre secondo le norme europee, vanno gettati insieme ai rifiuti organici e che poi si disintegrano nell’arco di un trimestre, trasformandosi in concime compost. Il materiale da cui sono formati è il Mater-bi, la bioplastica brevettata dall’italiana Novamont e utilizzata anche per i sacchetti riciclabili per il rifiuto umido e l’ortofrutta, ricavata da componenti vegetali (cellulosa, glicerina e amidi).

Stoviglie biodegradabili

Piatti di crusca di frumento.

Ma sono diverse le alternative ecosostenibili che vengono già proposte da alcune aziende. Altro esempio sono piatti, stoviglie e posate commestibili a base di crusca di frumento.
Arrivano da una realtà polacca, la Biotrem che, da una tonnellata di residui ottenuti dalla macinazione del cereale, arriva a ricavare fino 10 mila pezzi di stoviglie biodegradabili in soli 30 giorni (tanto per intenderci, la carta impiega sei mesi per essere smaltita, la plastica dai cento ai mille anni).

Avremo piatti commestibili, insieme alle pietanze
Attualmente, ogni anno, vengono prodotti circa 15 milioni di pezzi di piatti monouso biodegradabili in un moderno impianto di produzione a Zambrow, in una regione ecologicamente pulita, tradizionalmente agricola, caratterizzata dalla disponibilità di materie prime di alta qualità. I piatti, che possono essere utilizzati anche per pietanze calde e possono essere inseriti nel forno tradizionale o nel microonde, sono commestibili (anche se, contenendo grano, non possono essere usati da celiaci o intolleranti al glutine; in alternativa, si possono utilizzare recipienti, bicchieri e posate di altri ingredienti sempre biodegradabili, ma gluten free).

E per finire, bicchieri ricavati dalle alghe marine

Ooho, la sfera di sostanze naturali che si mangia.

L’indonesiana Evoware ha messo a punto un materiale alternativo ricavato dalle alghe marine per bicchieri e contenitori per il gelato, che possono essere mangiati e sono disponibili in diversi gusti.

Una sfera trasparente
La startup britannica Skipping Rocks Lab ha invece presentato Ooho, una sfera dalla consistenza in gel e trasparente per sostituire le bottiglie in Pet, che servono non solo per il trasporto dell’acqua, ma anche per altri liquidi e cosmetici.
Il prodotto è realizzato con sostanze naturali e alghe marine: la sua membrana può essere gettata (si degrada entro due mesi) o, ancora, può essere messa in bocca, masticata, inghiottita e digerita. Più eco-green di così!

Fonte: Cicli e ricicli

LemonPrint: tutto per la stampa digitale

Quando si necessita di stampare un prodotto a fini commerciali, sia esso un libro, un biglietto da visita, una cartolina ecc…, è essenziale rivolgersi ad aziende serie e professionali. Tuttavia nel mondo del web è possibile trovare numerose proposte che creano difficoltà nell'utente.

Per questa ragione LemonPrint offre un servizio di stampa digitale semplice e intuitivo in grado di soddisfare tutte le esigenze. L'azienda, infatti, offre un servizio interamente digitalizzato che permette in pochi click di mandare in stampa ciò che si desidera ottenendolo direttamente a casa propria.

LemonPrint: di cosa si tratta?

LemonPrint è una piattaforma online che permette di stampare biglietti da visita, cartoline, dépliant ecc… in modo facile e veloce.

La qualità dei materiali utilizzati, l'assenza di vincoli nei formati o colori, la possibilità di scegliere tra numerose tecnologie di stampa e l'assistenza online dello staff, rendono LemonPrint un'azienda leader nei servizi di stampa digitale.

Accedendo al sito, chiunque può stampare ciò che desidera in totale libertà, dando spazio alla propria creatività. Grazie all'innovativo sistema che permette di riconoscere il file, l'azienda ha la possibilità di soddisfare ogni esigenza di tipo grafico permettendo ai clienti di scegliere il formato che più preferiscono senza doversi riferire a quelli standard.

Infatti, è sufficiente caricare il file che si desidera stampare, procedere con la verifica e le opportune modifiche, scegliere il numero di copie e il lavoro è fatto.

Tecnologie innovative e servizi di qualità

Una delle caratteristiche che rendono LemonPrint il partner perfetto per la stampa digitale è l'impiego di tecnologie innovative e all'avanguardia che migliorano le prestazioni e la qualità del risultato finale.

Grazie all'intelligenza artificiale Frizz, che permette di riconoscere qualunque file e formato, è sufficiente caricare ciò che si desidera stampare (purché siano salvati in formato Pdf, Jpeg o Tiff ) dalle cartelle o direttamente dal desktop nell'apposito campo. Per ogni tipologia di prodotto è possibile caricare un massimo di due file (entrambi salvati in uno dei formati sopra citati). Per le immagini vettoriali o le fotografie che si desidera stampare, LemonPrint consiglia di utilizzare prodotti con risoluzione mai minore di 150 dpi, di grandi dimensioni e di alta qualità.

A ciò si aggiunge una funzionale tecnologia che permette al sistema di riconoscere il file, segnalare eventuali errori o procedere direttamente senza interruzioni. In questo modo il cliente potrà immediatamente apportare le dovute modifiche senza tempi di attesa e in modo facile e veloce.

Non solo, il sistema di monitoraggio costante e automatico, che consente di tracciare ogni fase (dal caricamento alla stampa) permette a tutti gli utenti LemonPrint di vivere un esperienza appagante e positiva.

Infine, tra i servizi più apprezzati dai consumatori, l'azienda offre anche un sistema di gestione dei preventivi innovativa. Accedendo al sito, ogni clienti potrà salvare il preventivo che più preferisce e utilizzarlo immediatamente o in occasioni successive in base alle necessità.

Charles Leclerc non ha vinto in Bahrain, ma adesso è il nuovo eroe della Ferrari

Charles Leclerc non ha vinto in Bahrain, ma adesso è il nuovo eroe della Ferrari

Il Gran Premio del Bahrain del 2019 fa già parte della storia della Formula 1. A Sakhir Charles Leclerc ha conquistato la prima pole della sua carriera, ha condotto meravigliosamente la gara, ma quando mancavano una quindicina di giri alla fine la sua vettura ha iniziato a rallentare, lui subito ha capito che la vittoria, la prima della carriera, sarebbe svanita. Così è stato. Hamilton lo ha raggiunto e superato, la stessa cosa l’ha fatta Bottas. Il monegasco è salito per la prima volta sul podio, alla seconda gara con la Ferrari. Un terzo posto beffardo, ma che ha anche dei lati positivi.

Leclerc, Hamilton e Indiana Jones

Quando è finita la gara Lewis è andato subito dal giovane pilota della Ferrari, ha provato a consolarlo. Nel retro podio Leclerc con sguardo e testa bassa si è presentato al cospetto dei due piloti della Mercedes. Hamilton seduto su un tavolinetto lo ha guardato con fare paterno, gli ha fatto i complimenti, gli ha detto che diventerà un grandissimo pilota e che l’appuntamento con la vittoria è solo rimandato. Leclerc ha incassato abbozzando un sorriso.

Quella scena me ne ha riportato alla mente un’altra. Torniamo indietro di trent’anni, non in pista ma sugli schermi. Indiana Jones e l’Ultima Crociata inizia con un Indy bambino che va alla ricerca della ‘croce di Coronado’, la recupera, ma poi è costretto a restituirla. L’uomo che gliela prende gli dice: “Oggi hai perso ragazzo, ma non significa che debba piacerti”. In Bahrain è accaduto qualcosa di molto simile. Indiana Jones poi, quando è diventato grande, quella croce se la riprende.

Charles il predestinato e la gara numero 1000

Essere bollato come predestinato raramente è un bene. Hamilton e Vettel lo erano, lo era pure Roger Federer, che domenica scorsa ha vinto il 101° torneo in carriera. Ma nella storia di tutti gli sport ci sono tanti brutti anatroccoli e tanti predestinati che poi non hanno una carriera luminosa. Quest’etichetta, che piace tanto ai media, è stata da molto tempo affibbiata a Leclerc. Il motivo è semplice: ha vinto tutto quello che poteva vincere nelle categorie minori, e lo ha fatto da giovanissimo.

Alla Ferrari è stato accolto con affetto da tutti, anche se ha tolto il posto al mito Kimi Raikkonen, ma dopo il Gran Premio del Bahrain quell’affetto è diventato già amore forte. Perché tutti, anche quelli che non hanno il sangue rosso Ferrari, hanno provato una forte empatia con Leclerc. Quante volte nella vita ci è capitato di arrivare vicinissimi all’obiettivo sognato e sul più bello, puff, fine, sogno svanito. Di colpo il ‘predestinato’ Leclerc è diventato quasi un amico per cui fare il tifo. E il cuore ‘rosso’ ha ripreso a battere forte, come d’acchito successe con Gilles Villeneuve, fenomeno del volante con accento francese. E adesso chissà magari il destino restituirà tutto, e con gli interessi, a Leclerc a Shanghai dove si correrà la 1000esima gara nella storia della Formula 1.

Fonte: Charles Leclerc non ha vinto in Bahrain, ma adesso è il nuovo eroe della Ferrari

Biscotti savoiardi: la ricetta per farli friabili

Biscotti savoiardi: la ricetta per farli friabili

Facile 30min Per 4 persone

ingredienti

  • Per 40 savoiardi
  • Farina 00 180g • 600 kcal
  • Zucchero semolato 150g
  • Uova 4 • 600 kcal
  • Vanillina 1 bustina • 750 kcal
  • Sale un pizzico • 750 kcal

Le calorie si riferiscono a 100 gr di prodotto

I biscotti savoiardi sono dei dolcetti leggeri, tipici della tradizione piemontese, a base di sola farina e uova, molto facili da preparare. Friabili e poco calorici, i savoiardi sono ottimi per una colazione nutriente e perfetti per preparare  un goloso tiramisù. Il nome savoiardi deriva dall’antica Savoia e sembra che la ricetta risalga al XV secolo! Se avete poca esperienza in pasticceria non scoraggiatevi, preparare i biscotti savoiardi è davvero semplicissimo: seguite la ricetta per farli senza errori!

Come preparare i biscotti savoiardi

Separate tuorli e albumi in due ciotole diverse. Unite un pizzico di sale e due terzi dello zucchero agli albumi (1). Montate a neve ben ferma con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto spumoso e tenetelo da parte (2). In una seconda terrina unite il restante zucchero e montate fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso (3).

Incorporate poco alla volta gli albumi montati ai tuorli, incorporando i due composti con movimenti dal basso verso l’alto cos’ che la meringa non si smonti (4). Setacciate la farina e la vanillina e unitele poco alla volta nel composto umido sempre mescolando con movimenti dal basso verso l’alto (5): dovrete ottenere un composto morbido, omogeneo e senza grumi (6).

Trasferite la crema in una sac à poche (7), prendete una teglia e ricopritela con un foglio di carta forno. Formate dei salsicciotti cercando di dargli la classica forma dei savoiardi (8). Spolverate la superficie con lo zucchero a velo oppure con dello zucchero semolato e infornate per 15 minuti a 180 gradi in forno preriscaldato. Una volta pronti, lasciate raffreddare i vostri biscotti savoiardi prima di servire (9).

Consigli

Potete sostituire un terzo della farina con della fecola di patate.

Se il vostro impasto dovesse risultare troppo liquido aggiungete un altro pò di farina.

Distanziate bene i savoiardi l’uno dall’altro sulla teglia così da evitare che si attacchino tra di loro: l’impasto infatti tenderà a gonfiarsi durante la cottura.

Se durante la cottura i savoiardi dovessero gonfiarsi troppo, abbassate la temperatura del forno.

Potete aggiungere un cucchiaino di cacao in polvere all’impasto: otterrete dei golosi savoiardi al cioccolato, perfetti per un buon tiramisù fatto in casa!

Fonte: Biscotti savoiardi: la ricetta per farli friabili

Torta cremosa al cocco: la ricetta del dolce soffice

Torta cremosa al cocco: la ricetta del dolce soffice

Facile 1h Per 4 persone

ingredienti

  • Per la pasta frolla
  • Farina 00 300g • 600 kcal
  • Uova 1 • 600 kcal
  • Tuorlo d’uovo 1
  • Burro freddo 120g • 750 kcal
  • Scorza di limone q.b. • 50 kcal
  • Sale un pizzico • 750 kcal
  • Zucchero 150g • 600 kcal
  • Per la crema al cocco
  • Latte di cocco 400ml
  • Farina di riso 20g • 360 kcal
  • Tuorli 3 • 750 kcal
  • Zucchero 100g • 600 kcal

Le calorie si riferiscono a 100 gr di prodotto

La torta cremosa al cocco è un dolce goloso, molto semplice da preparare. Una torta profumata e ricca di sapore, perfetta per concludere una cena tra amici o come dolce al cucchiaio da gustare per una merenda alternativa. La soffice crema al cocco incontra una croccante base di pasta frolla in questa ricetta adatta senza dubbio anche a chi è alle prime armi in pasticceria. Avete voglia di sperimentare gusti nuovi ma avete poco tempo? La torta cremosa al cocco è quello che fa per voi! Seguite la ricetta e non sbaglierete!

Come preparare la torta cremosa al cocco

Unite l’uovo intero, un tuorlo e lo zucchero in una terrina. Montate con le fruste fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso (1). In una seconda terrina versate la farina formando la classica forma a fontana (2). Unite il burro freddo, la scorza di limone, un pizzico di sale ed infine il composto di uova e zucchero. Lavorate energicamente con le mani fino ad ottenere un impasto morbido, liscio ed omogeneo (3). Fatene un panetto, ricopritelo con un foglio di pellicola trasparente e riponetelo in frigo per 30 minuti.

Nel frattempo dedicatevi alla crema al cocco: in un pentolino unite i tuorli e lo zucchero (4), lavorate fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungete la farina di riso setacciata ed infine il latte di cocco (5). Mescolate gli ingredienti e portate sul fuoco a fiamma dolce, cuocete fino ad ottenere un composto cremoso e denso (6). Spegnete il fuoco e fate raffreddare la vostra crema.

Riprendete il panetto di pasta frolla, con l’aiuto di un matterello stendete l’impasto formando una sfoglia di circa un centimetro (7). Prendete uno stampo per crostate e adagiate la sfoglia di pasta frolla (8). Bucherellate il fondo con una forchetta quindi unite la crema di cocco livellandola con una spatola (9). Cuocete la vostra torta a 180 gradi per 40 minuti in forno preriscaldato. Una volta pronta, tirate via la torta dal forno, fatela raffreddare e servite con un sottile strato di cocco grattugiato in superficie.

Consigli

Alcuni consigli per una pasta frolla perfetta: utilizzate burro molto freddo, è proprio la temperatura del burro che dà consistenza alla frolla. Lavorate energicamente per un massimo di 10 minuti, il tempo necessario affinché la farina incorpori gli ingredienti liquidi.

Per una crema al cocco più leggera potete utilizzare solo latte di cocco, farina di riso e zucchero: unite gli ingredienti in un pentolino insieme ad una bustina di vanillina e fate cuocere a fiamma dolce fino ad ottenere una consistenza cremosa.

In alternativa al latte di cocco potete utilizzare del latte vaccino e del cocco disidratato.

Fonte: Torta cremosa al cocco: la ricetta del dolce soffice

Come spostarsi nelle grandi città

Non tutti lo sanno con certezza, ma tutti lo immaginano, come fosse una cosa “naturale”: le grandi città sono, per definizione, caotiche e questo determina la necessità di comprendere come spostarsi, quando e quali mezzi preferire, oltre che la scelta di un alloggio che permetta il facile raggiungimento di eventuali fermate e dei luoghi principali.
Complici di eventuali difficoltà che si possono riscontrare nei vari spostamenti sono il traffico, spesso fin troppo diffuso ed esagerato, ma anche la folla che spesso si trova per le strade.
Le soluzioni per muoversi sono diverse e vanno dal car sharing o bike sharing all’auto privata, dai bus alle metropolitane, in modo che chi non ama la folla abbia delle soluzioni a  disposizione e che tutti, in generale, possano utilizzare mezzi che siano “coerenti” alle proprie esigenze.
La metropolitana: il mezzo più veloce
Come dicevo prima, per i turisti è molto importante, se non essenziale, che il luogo scelto come alloggio sia vicino al centro e allo stesso tempo ai luoghi maggiormente strategici, un ottimo esempio in questi termiti è l’hotel Teatro Pace, un hotel boutique a Roma, situato ad un passo da Piazza Navona e quindi nel cuore della Roma Barocca.
Il mezzo più veloce ed economico è sicuramente la metropolitana, la città è caratterizzata dalla presenza di quattro linee che collegano il centro con le zone più periferiche per un totale di 74 stazione e una lunghezza di 60 km.
Il tempo di attesa è in genere di due o tre minuti, l’ideale per chi va di fretta o, in caso di turisti, per chi effettua una breve permanenza e desidera visitare quanto più possibile.
Come fare di notte?
Gli spostamenti serali sono sicuramente il problema di molti che magari evitano di cercare un posto in cui mangiare o in cui passare la serata che sia troppo lontano dal luogo di alloggio perché non si sa bene come tornare.
Tuttavia può risultare utile sapere che Roma presenta un complesso sistema di linee di autobus che risulta suddiviso in due fasce orarie: diurne (dalle 05:00 a 00:00) e notturne (da 00:00 fino alle 05:30) rendendo gli spostamenti notturni non più un’illusione, ma qualcosa di tangibile.
Naturalmente potrete sempre ricorrere a servizi come il taxi che, pur non essendo tra i mezzi più economici, conferisce comunque una maggiore tranquillità e sicurezza a chi utile, l’unico consiglio, in questo caso, è accertarsi che si tratti di una vettura ufficiale e che il tassametro sia azzerato all’inizio della corsa!

Ufficiale: la FIM dà ragione a Ducati, vittoria in Qatar confermata e spoiler dichiarato legale

Ufficiale: la FIM dà ragione a Ducati, vittoria in Qatar confermata e spoiler dichiarato legale

La Ducati potrà utilizzare l’appendice attaccata al forcellone delle GP19; la Corte di Appello della FIM, infatti, ha ritenuto il dispositivo montato sulle moto di Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci e Jack Miller nel GP del Qatar regolare. Questa la decisione dei tre membri scelti dalla Commissione Internazionale dei giudici della Federazione, lo svedese Lars Nilsson, il finlandese Sakari Vuorensola e il presidente indiano Anand Sashidharan che ha respinto il ricorso presentato da Honda, Aprilia, Suzuki e KTM contro l’utilizzo del dispositivo usato sulle Rosse. Una vittoria politica e tecnica da parte della Casa di Borgo Panigale; il dispositivo della discordia, quindi, potrà essere utilizzato nuovamente a partire dalla prossima gara, che si disputerà in Argentina sul tracciato di Termas de Rio Hondo.

in foto: Andrea Dovizioso esulta dopo la vittoria in Qatar– Getty images

Per la FIM nessuna irregolarità da parte di Ducati

I team adesso potranno fare ricorso contro questa decisione al Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) di Losanna entro 5 giorni, anche se le squadre coinvolte pare non abbiano intenzione di ricorrere. Una vicenda che costringerà, però, a un maggior controllo in campo tecnico in MotoGP. I costruttori chiedono regole più chiare e che indichino in maniera inequivocabile lo sviluppo di alcune aree tecniche che, nel caso dell’aerodinamica, senza precise specifiche tecniche porterebbe all’innalzamento dei costi con dubbi vantaggi in termini di prestazioni. Diversamente dal cucchiaio utilizzato dalla Yamaha a Valencia che aveva la funzione deviare l’acqua, e dunque di sicurezza, l’ala al forcellone delle Ducati genera un carico aerodinamico ritenuto irrisorio dai giudici della Federazione.

L’appendice montata al forcellone della Ducati di Andrea Dovizioso in Qatarin foto: L’appendice montata al forcellone della Ducati di Andrea Dovizioso in Qatar

La Ducati, che con tutti gli altri team tornerà in pista nel weekend per il Gp di domenica 31 marzo in d’Argentina, dovrà ritrovare la concentrazione per affrontare al meglio il fine settimana su un circuito dove Honda e Yamaha si dividono tre a due le cinque gare ad oggi disputate. Per DesmoDovi e Petrucci sarà importante ripartire dalle buone sensazioni avute a Losail e fissare i giusti obiettivi, per confermare anche su uno circuito non favorevole che non è un caso che da un paio di stagioni la Ducati è prima rivale di Honda e Yamaha in campionato.

Fonte: Ufficiale: la FIM dà ragione a Ducati, vittoria in Qatar confermata e spoiler dichiarato legale

Torta pasqualina dolce: la ricetta della torta della tradizione

Torta pasqualina dolce: la ricetta della torta della tradizione

Facile 1h Per 4 persone

ingredienti

  • Per la pasta frolla
  • Farina 00 300g • 600 kcal
  • Uova 1 • 600 kcal
  • Tuorlo d’uovo 1
  • Zucchero 150g • 600 kcal
  • Burro freddo 120g • 750 kcal
  • Scorza di limone q.b. • 50 kcal
  • Sale q.b. • 750 kcal
  • Per la farcitura
  • Riso 400g
  • Cacao amaro in polvere 150g
  • Cioccolato fondente in scaglie 50g • 515 kcal
  • Frutta secca 50g
  • Amaretti 50g
  • Zucchero 60g • 600 kcal

Le calorie si riferiscono a 100 gr di prodotto

La torta pasqualina è un dolce facile e veloce da preparare, ideale per una colazione alternativa e nutriente. Una base di croccante e friabile pasta frolla, farcita con riso, cioccolato e amaretti: una torta alternativa che senza dubbio vi conquisterà. Se siete alle prime armi in pasticceria o avete del riso avanzato che volete riutilizzare, la torta pasqualina è la scelta giusta! Cosa aspettate? Seguite la ricetta passo passo!

Come preparare la torta pasqualina dolce

Preparate la pasta frolla unendo in una terrina l’uovo intero, il tuorlo e lo zucchero. Lavorate con una frusta fino ad ottenere un composto spumoso (1). Versate la farina su un piano da lavoro formando la classica fontana. Unite al centro il burro freddo, un pizzico di sale, la scorza di limone grattugiata e il composto di uova e zucchero (2). Lavorate energicamente fino a quando il burro e i liquidi si saranno assorbiti e l’impasto sarà ben liscio e compatto. Formate un panetto, avvolgetelo con un foglio di carta trasparente e riponetelo in frigo per 30 minuti (3).

Preparate la farcia mentre la pasta riposa. Cuocete il riso in acqua non salata, portate a cottura e scolatelo (4). In una ciotola unite il riso intiepidito, gli amaretti (5), il cioccolato tagliato a scaglie, la frutta secca, lo zucchero e il cacao in polvere (6). Mescolate fino ad amalgamare tutti gli ingredienti.

Riprendete la pasta frolla dal frigo e stendetela con l’aiuto di un matterello formando una sfoglia di circa un centimetro. Coprite una teglia per crostate con un foglio di carta da forno e adagiate lo strato di pasta frolla (7). Unite la farcia livellandola con una spatola per dolci (8). Infornate la vostra torta pasqualina per 40 minuti a 180 gradi.  Una volta cotta, lasciate che la torta riposi qualche minuto prima di servirla (9).

Consigli

Per ottenere una pasta frolla perfetta lavoratela per poco tempo e con le mani ben fredde. Per la pasta frolla occorre che il burro sia molto freddo.

Potete aggiungere alla vostra farcia a base di riso e cacao anche un bicchierino di liquore tipo Strega.

Conservazione

La torta pasqualina dolce può essere conservata a temperatura ambiente per 4/5 giorni.

Fonte: Torta pasqualina dolce: la ricetta della torta della tradizione

E-bike Peugeot: nuove biciclette da Trekking e da Strada

E-bike Peugeot: nuove biciclette da Trekking e da Strada

Otto nuove biciclette da Trekking e da Strada vanno ad arricchire il catalogo delle e-bike firmate Peugeot Cycles, per allargare l’offerta di mezzi in linea con la domanda di mobilità sostenibile.

Peugeot Cycles lancia otto nuove e-bike, che si ergono a vetrina del suo prezioso know-how. Si tratta di proposte tecnologiche e green, che concorrono alla causa della mobilità sostenibile. Sei di queste biciclette a pedalata assistita sono destinate al Trekking, due alla Strada (con ampio range di utilizzo).

Guardandole, si viene colpiti dal design pulito e distintivo, agevolato dall’integrazione nel telaio della compatta batteria Bosch 500 Wh PowerTube, posizionata in modo intelligente nella struttura, per regalare benefici sul bilanciamento e sull’agilità del mezzo. La possibilità di estrarla dall’alto protegge la batteria dall’accumulo di sporco.

Alla piacevolezza di guida delle nuove e-bike firmate Peugeot Cycles concorre la spinta istantanea offerta dal motore Bosch Active Line Plus, immediato nell’erogazione e reattivo agli input del ciclista in sella a queste bici PowerTube, testate in base a criteri rigorosi nei laboratori del gruppo Cycleurope per garantire una qualità ineccepibile. Scopriamole più nel dettaglio.

Gamma e-bike Trekking Peugeot eT01 PowerTube

Ecco il significato della sigla eT01 FS PowerTube: e=electric, T=Trekking, 01=versione alto di gamma, PowerTube=Batteria integrata, FS (in base ai modelli)=Full Suspension. D10 indica la trasmissione a catena. Belt indica la trasmissione a cinghia.

Peugeot eT01 FS Touring PowerTube ed eT01 FS Sport PowerTube

Pratica ed estremamente versatile, questa bici affronta i tragitti urbani ma anche le strade sterrate. Il comfort è reso elevato dalla sospensione completa con ammortizzatore anteriore e posteriore (escursione 80 mm). Fanali e parafanghi caratterizzano la versione Touring, dotata anche di un portapacchi. La Sport privilegia la leggerezza e l’uso in fuoristrada.

-Prezzo versione Touring: 3.999 € IVA inclusa (disponibile in colore grigio magnétique metallizzato).
-Prezzo versione Sport: a partire da 3.699 € IVA inclusa (disponibile in colore marrone scuro).

Peugeot eT01 Belt PowerTube ed eT01 Belt Mista PowerTube telaio misto

Questa Mountain Bike è dotata di una trasmissione a cinghia, che non necessita di manutenzione ed offre una durata superiore a una catena classica. Facile da usare e silenziosa, dispone di cambio con variatore che offre una pedalata piacevole con uno sforzo continuo. Dotata di pneumatici Michelin antiforatura, la bici eT01 Belt affronta con tranquillità tutti i percorsi.

-Prezzo: a partire da 3.699 € IVA inclusa (disponibile in colore grigio magnétique lucido).

Peugeot eT01 D10 PowerTube ed eT01 D10 Mista PowerTube telaio misto

Questa Mountain Bike è il modello di accesso alla gamma PowerTube. La sua batteria integrata nel telaio le conferisce un look molto gradevole. Il motore Bosch ActiveLine offre un’accelerazione fluida. La trasmissione Shimano a 11 marce regala una guida precisa.

-Prezzo: a partire da 3.199 € IVA inclusa (disponibile in marrone con telaio classico e grigio titanio con telaio misto.

Gamma e-bike da Strada Peugeot eR02 PowerTube

Ecco il significato della sigla eR02 PowerTube: e=electric, R=Road, 02=Gamma media, PowerTube=Batteria integrata, Gravel=pneumatici adatti allo sterrato e alla strada, Ultégra=enfasi sulle prestazioni

Peugeot eR02 Ultégra PowerTube

Questo modello, focalizzato sulle prestazioni, è stato pensato per le gite sportive. Il suo pignone a 42 denti permette di percorrere agilmente i valichi di montagna. A misurare le performance degli sportivi più esigenti ci pensa il computer di bordo.

-Prezzo: a partire da 4.199 € IVA inclusa (disponibile in gris magnétique lucido).

Peugeot eR02 Gravel PowerTube

È un modello ideale per evadere dai percorsi stradali. I suoi pneumatici da sterrato permettono di lasciare la strada e conferiscono grande polivalenza a questa bici. Al manubrio dritto va il merito di un maggior comfort di guida e di un migliore controllo del mezzo.

-Prezzo: a partire da 3.599 € IVA inclusa (disponibile in colore blu notte).

Fonte: E-bike Peugeot: nuove biciclette da Trekking e da Strada

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