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In questi giorni l’antica Roma celebrava i Baccanali: la dissoluta festa in onore del dio dell’ebbrezza

In questi giorni l’antica Roma celebrava i Baccanali: la dissoluta festa in onore del dio dell’ebbrezza
in foto: Gli antichi Bacchanalia in una pittura del 1659 conservata presso il Museo d’Arte Moderna di Vienna.

Il 15 e 16 marzo erano giornate davvero molto particolari nell’antico calendario romano: giorni di disordine, ebrezza, dissolutezza e, stando ad alcune fonti, di delitti indicibili e caratterizzati da ogni sorta di nefandezza. L’antica Roma ha sempre avuto un rapporto molto controverso con la spinta vitalistica e con l’impulso irrazionale nascosti dietro la figura del dio Bacco: forse per questo i Baccanali furono sempre al centro di narrazioni contrastanti ma, allo stesso tempo, hanno sempre esercitato un fascino incontrollabile sull’immaginario collettivo, tanto da ispirare secoli di arte, letteratura e non solo.

In questi stessi giorni, a partire dal II secolo avanti Cristo, a Roma iniziò ad emergere il legame dell’antica cultura italica con i rituali misterici provenienti dalla Magna Grecia: fu forse tramite l’Etruria, o più probabilmente dalla Campania, che le festività dei Baccanali giunsero ad intaccare la rigida moralità romana. I resoconti antichi parlano di orge notturne culminanti in sodomie e omicidi dei più efferati, di sfilate di donne nude o seminude che indulgevano in comportamenti senza freno: non è un caso che, nell’immaginario comune, l’espressione “fare un baccanale” sia usata per esprimere una situazione di sconvolgimento e caos senza limiti.

I Baccanali a Roma: il divieto e la censura

Il in foto: Il “Baccanale degli Andrii” di Tiziano, conservato presso il Museo del Prado di Madrid.

La testimonianza più completa ma allo stesso tempo meno obiettiva riguardo al rapporto dell’antica Roma con questi antichi rituali misterici è quella di Tito Livio che, nel trentanovesimo capitolo dell’Ab urbe condita racconta del vero e proprio “caso giudiziario” scoppiato intorno ai Baccanali.

Il senato romano, sempre estremamente conservatore, non vedeva di buon occhio la sfrenatezza dei costumi e soprattutto le potenzialità destabilizzanti della “immoralità” di queste feste: nel 168 avanti Cristo viene emesso un senatoconsulto che annientò completamente l’universo di simbologie e pratiche legate all’antico culto di Dioniso di matrice greca.

Niente più sacerdoti né iniziazioni, divieto assoluto di avere una cassa comune e di celebrare rituali sia in segreto che in pubblico: i Baccanali, da culto misterico profondamente radicato nella spiritualità e nel costume dei popoli antichi, viene ridotto ad una mera festività propiziatoria per il raccolto.

Bacco, l’antico dio dell’ebrezza

Il Baccanale dipinto da Rubens, conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.in foto: Il Baccanale dipinto da Rubens, conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Lo stesso dio Bacco, nel modo in cui lo conoscono i romani, porta con sé un germe di sregolatezza che ne lascia intuire il fortissimo valore simbolico e ancestrale: “Bakkhos” è il modo in cui i greci, durante i rituali estatici legati al culto della divinità, invocavano Dioniso. Estasi ed ebrezza caratterizzano il rapporto dell’uomo con questa divinità naturale, un rapporto che era comprensibile e raggiungibile solo da pochi eletti. Nell’antica Roma i Baccanali arrivano in forma segreta, e destano non pochi problemi all’ordine pubblico: nonostante questo, fu probabilmente uno degli aspetti più emblematici e suggestivi dell’antica spiritualità pagana. Una spiritualità talmente forte da ispirare generazioni di artisti, pittori e scrittori.

Fonte: In questi giorni l’antica Roma celebrava i Baccanali: la dissoluta festa in onore del dio dell’ebbrezza

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