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Civiltà Maya |
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| Popolo indiano dell'America centrale precolombiana.
I Maya parlano lingue diverse che appartengono però a una stessa famiglia linguistica. Essi occupavano all’inizio del XVI secolo, un’area che si stendeva dal nord della penisola dello Yucatán alla costa sul Pacifico del Guatemala, e dal Tabasco (Messico) fino al sud-ovest dell'Honduras.
La loro distribuzione attuale è più limitata: si trovano soprattutto concentrati nelle alte terre del Guatemala e del Chiapas (Messico) e nella parte settentrionale dello Yucatán. Secondo le moderne ricerche linguistiche, il luogo del loro insediamento non è cambiato dall'occupazione progressiva, avvenuta probabilmente durante il II millennio e l'inizio del I millennio della nostra era, dell'area che popolavano ancora nel XVI secolo. Verso la fine del II millennio, gli Huaxtechi si sarebbero separati dagli altri gruppi per stabilirsi molto più a nord-ovest, sulla costa del golfo del Messico, vivendo un'evoluzione culturale completamente distinta da quella dei Maya propriamente detti.
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Gli archeologi dividono l'area maya in tre parti: il nord, corrispondente pressappoco alla penisola dello Yucatán; il centro, dallo Stato del Tabasco all'Honduras; il sud, comprendente le alte terre del Guatemala e del Chiapas, oltre alla costa sul Pacifico del Guatemala. Un clima tropicale umido, con una breve stagione secca, regna sul centro, dominato dalla grande foresta. Sulla costa del Pacifico la stagione secca è più lunga. Nello Yucatán, le piogge aumentano da nord a sud, e la punta nordoccidentale della penisola è quasi desertica.
Nelle alte terre, clima e vegetazione variano a seconda dell'altitudine, dalle zone temperate a quelle fredde. |
Evoluzione culturale dei Maya |
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Viene divisa in diversi periodi: preclassico (dal 1500 circa prima della nostra era, fino al 250 della nostra era), classico (dal 250 al 950), postclassico (dal 950 alla conquista spagnola), coloniale e moderna.
Il periodo preclassico è poco conosciuto. I primi villaggi di agricoltori sono stati datati intorno al 1500 prima della nostra era sulla costa del Pacifico del Guatemala (La Victoria) verso circa l’800 nelle alte terre del Guatemala (Kaminaljuyú) e nella valle dell'Usumacinta (Altar de Sacrificios e Seibal), e da poco prima del 700 nel nord dello Yucatán. Il preclassico recente vede la nascita di centri importanti, con piramidi sormontate da templi, in tutta l'area maya. Uno stile di scultura originario della località di Izapá, sulla costa del Chiapas, si diffonde sulla costa del Pacifico del Guatemala e a Kaminaljuyú, dove compaiono le prime iscrizioni che preannunciano la scrittura geroglifica del periodo classico.
A Tikal, nella zona centrale, i templi sono disposti su un'acropoli, la cui crescita sarà continua durante il periodo classico, e alcune tombe utilizzano già la volta ad aggetto, caratteristica dell'architettura del periodo successivo. Il vasellame policromo compare in alcune località del centro (Holmul). Data la continuità culturale tra la fine del preclassico e il periodo successivo, facilmente identificabile come maya dalla scrittura, si ritiene che la maggior parte delle località del preclassico recente fosse occupata da popolazioni di lingua maya.
Il periodo classico corrisponde alla fioritura della civiltà maya nella parte centrale dell’area, e, in minor misura, anche nella parte settentrionale, mentre la parte meridionale ha uno sviluppo meno importante e molto diverso. La civiltà classica è caratterizzata dalla comparsa di iscrizioni geroglifiche su stele scolpite in bassorilievo, raffiguranti alcuni dignitari. Le iscrizioni riportano testi cronologici relativi ai cicli del calendario maya. Le stele sono collocate, generalmente, davanti a edifici con basamento piramidale a gradini, costruiti secondo il principio della volta ad aggetto rinforzata con malta. La stele più antica, trovata a Tikal, reca una data maya equivalente all'anno 292 della nostra era. La civiltà classica sembra sia nata nelle foreste del Petén, diffondendosi rapidamente verso est e verso ovest nella parte centrale dell'area maya, oltre che verso nord nello Yucatán. Si suole dividere il periodo classico in antico (250-550) e recente (550-950); tale suddivisione si fonda essenzialmente su alcuni cambiamenti riscontrabili nello stile della ceramica. Durante il classico recente, la civiltà maya si estendeva da Comalcalco al Tabasco fino a Copán nell'Honduras, e aveva raggiunto alcune zone delle alte terre del Chiapas.
Tuttavia, nello Yucatán nascevano stili architettonici particolari, con un numero inferiore di stele a iscrizioni semplificate. Nella maggior parte delle alte terre e della costa del Pacifico, le culture rimangono marginali, senza iscrizioni né architettura a volta. Si manifestano notevoli influenze provenienti dal Messico: occupazione di Kaminaljuyú da parte di una colonia proveniente da Teotihacán, la grande metropoli del Messico centrale (dal 400 al 600), e sviluppo, sulla costa del Pacifico del Guatemala, di una civiltà profondamente influenzata dal Messico meridionale (dal 400 al 900). L'insediamento di popolazioni provenienti dal Messico in queste regioni sembra sia stato generalmente determinato dal desiderio di controllare il commercio del cacao, prodotto in grande quantità sulla costa del Pacifico.
Alla fine del periodo classico recente, la civiltà maya della zona centrale decade rapidamente. I diversi centri non erigono più stele con iscrizioni, alcuni già dall'800, e vengono tutti abbandonati prima del 1000, mentre si nota una considerevole diminuzione della popolazione rurale. Si tende a individuare l'origine di questa crisi in una serie di cause diverse: eccessiva densità della popolazione e conseguente impoverimento dei suoli tropicali, disordini sociali e rivalità tra le città, incursioni di guerrieri venuti dal Tabasco e di cultura più messicana che maya. Tra il 900 e il 1000, questi invasori si insediano, per un certo tempo, ad Altar de Sacrificios, posto alla coniluenza dei più importanti fiumi navigabili della zona centrale. Nello stesso tempo, alcuni guerrieri di origine tolteca si impadroniscono di Chichen Itzá nello Yucatán, dove si assiste anche alla scomparsa della civiltà classica della regione Puuc. Nelle alte terre, alcuni centri vengono abbandonati, certamente a causa degli stretti legami con la civiltà classica, mentre altri continuano a essere abitati, come Zaculeu, capitale degli Indiani Mam del Guatemala.
Il periodo postclassico è stato suddiviso in antico (dal 950 al 1250) e recente (dal 1250 alla conquista spagnola).
Il postclassico è, nello Yucatán, il periodo di egemonia totale di Chichen Itzá, dove il culto di Quetzalcoatl, il serpente piumato, eroe leggendario di Tula e divinità potente nel Messico centrale, si accompagna con quello del dio della pioggia dei Maya. Poi Chichen Itzá viene sostituita da Mayapán all'inizio del postclassico recente, spesso indicato come periodo decadente a causa della degenerazione delle arti. Mayapán cade a sua volta, vittima della rivalità tra le famiglie nobili, e gli Spagnoli troveranno solo piccoli Stati rivali, che saranno tuttavia in grado di opporre loro una resistenza accanita. Nella parte centrale dell'area maya, due regioni, la costa del Tabasco e la costa dell'attuale Honduras britannico, sono molto attive in questo periodo e si dedicano al commercio del cacao. Tra le due regioni, lungo la via che seguirà Cortés per recarsi in Honduras, si trovano solo villaggi fortificati o costruiti sugli isolotti dei laghi, a eccezione di un solo centro importante, quello degli Itzá a Tayasal, sulle rive del lago Petén Itzá, che resisterà agli Spagnoli fino al 1697. Nelle alte terre, il Chiapas ha solo piccoli centri indipendenti, ma nel Guatemala, durante il postclassico recente, alcune dinastie, che si rifanno a origini tolteche, fondano Stati conquistatori: quello di Quiché e di Cakchiquel. Le guerre sono incessanti, e la maggior parte dei centri è costruita in posizione difensiva su colline o promontori.
Dopo la conquista spagnola, la parte centrale dell'area maya diventa il rifugio dei fuggiaschi, alcuni dei quali, originari dello Yucatán, sono probabilmente gli antenati dei Lacandoni odierni. Lo Yucatán e le alte terre vedono la popolazione indigena concentrata in villaggi d'evangelizzazione e vittima di terribili epidemie, che, durante il XVI secolo, avrebbero causato la morte di quasi il 90)% degli abitanti e determinato lo spopolamento totale della costa del Pacifico. Nasce una nuova cultura, fatta di elementi indigeni e spagnoli uniti e modificati, e che permane ancora ai nostri giorni nei villaggi più difficilmente accessibili delle montagne del Chiapas e del Guatemala. La resistenza alla colonizzazione e all'oppressione dei nuovi Stati nati dall'indipendenza è stata caratterizzata da insurrezioni indigene (ribellioni del Chiapas nel 1712 e nel 1869-70, «guerra delle caste» nello Yucatán dal 1847 al 1855). La forma di resistenza più comune si manifesta attraverso il carattere volontariamente chiuso e conservatore delle comunità maya. La crescita demografica, iniziata alla fine del XVIII secolo, ha consentito alla popolazione indigena di raggiungere di nuovo e probabilmente di superare le densità preistoriche, mentre lo sviluppo rapido delle attività economiche modifica sempre di più la cultura tradizionale ereditata dal periodo coloniale. |
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Civiltà classica |
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Le città maya sono essenzialmente composte di templi e di palazzi disposti intorno a piazze, costituenti spesso gruppi distinti collegati per mezzo di strade sopraelevate. La maggior parte delle città possiede anche uno o più terreni per il gioco con la palla, che si presentano sotto la forma di viali compresi tra due piattaforme allungate. Le stanze dei templi e dei palazzi sono strette e senza finestre, a causa della massa dei muri che sostengono la volta. Gli edifici sono collocati su basamenti piramidali, più alti per i templi che per i palazzi, e sono provvisti di scale d'accesso. Intorno ai gruppi principali, si incontrano numerose piattaforme d'abitazione, disposte in ordine sparso; le città maya non hanno nulla di una città a costruzioni contigue di tipo europeo. La più grande città maya conosciuta è Tikal, delimitata e protetta da fossati e stagni la cui popolazione ammontava a 50.000 abitanti durante il classico recente. Oltre alle grandi città, si trova una rete di centri minori e una miriade di frazioni con case più o meno disseminate.
La costruzione di questi agglomerati presuppone l'esistenza di un'organizzazione sociale gerarchizzata e complessa. E’ tuttavia il fondamento economico di questa società sembra essere stato costituito da un'agricoltura dalle tecniche elementari: utensileria in legno e in pietra, coltivazione su debbio con maggese lungo, produzione alimentare basata essenzialmente sul mais, nessun animale domestico, eccettuati il tacchino e il cane.
L'architettura utilizza muri in pietra scheggiata unita alla malta. Le facciate sono semplici, sottolineate da modanature orizzontali, frequentemente decorate con bassorilievi in stucco modellato, molto ben conservati a Palenque e generalmente dipinti. La decorazione della facciata si univa a quella degli alti blocchi in muratura posti sul tetto. La scultura maya è famosa soprattutto per le stele, gli altari e gli architravi. Le stele, accompagnate ad altari, sono, in genere, disposte davanti ai templi. Esse rappresentano in prevalenza dignitari dai paludamenti complessi, recanti uno scettro o una mazza cerimoniale.
Gli architravi possono essere in pietra o in legno, come a Tikal. La scultura maya è realizzata generalmente in bassorilievo, ma può essere in tuttotondo, quando il materiale lo consente (Copan, Quiriguá). Gli affreschi che decorano le stanze sono raramente in buono stato di conservazione; i più famosi che si conoscano sono quelli di Bonampak. Le arti minori ci hanno lasciato prodotti splendidi: parures di giada incisa, oggetti in osso e conchiglie, statuette fuse e modellate (tra le quali quelle del celebre stile di Jaina) e ceramica figurativa policroma si sviluppano durante il classico recente.
La scrittura maya è la più complessa dell'America antica. Essa utilizza insieme ideogrammi, spesso letti in forma di rebus, e fonogrammi. Solo i testi cronologici e astronomici hanno potuto finora essere quasi completamente decifrati. È stata constatata recentemente l'esistenza di iscrizioni dinastiche sulle stele di numerose località. I calcoli sono effettuati secondo un sistema vigesimale e una numerazione posizionale che implica l'uso dello zero.
Il calendario, estremamente complesso, si fonda sulla combinazione di un ciclo solare annuale di 365 giorni, diviso in 18 mesi di 20 giorni, con 5 giorni aggiuntivi, e di un ciclo cerimoniale di 260 giorni, basato su due cicli di 13 cifre e 20 giorni. Ogni data è espressa secondo i due calendari; la stessa combinazione di data può riprodursi solo ogni 52 anni. La data iniziale del calendario, base di tutti i calcoli, corrisponde all'anno 3113 prima della nostra era, secondo la correlazione stabilita da J. E. S. Thompson tra calendario maya e calendario gregoriano. L'astronomia maya aveva raggiunto un alto grado di precisione, consentendo la compilazione di tavole di previsione delle eclissi solari e il calcolo della rivoluzione sinodica del pianeta Venere.
Le conoscenze astronomiche erano utilizzate per predizioni astrologiche riguardanti l'influenza delle divinità e dei cicli cronologici che erano loro attribuiti.
La religione non era molto diversa da quella degli Aztechi e Toltechi messicani e si avvicinava a un politeismo di tipo classico, con la divinizzazione delle forze della natura e della società, come il fuoco, l'acqua, il vento, il comandante militare. Il sacerdozio era organizzato in maniera rigidamente gerarchica e vi potevano accedere solamente i membri delle classi sociali più elevate, anche a causa dell'alto potere che poi i sacerdoti acquisivano nel contesto sociale; riti complessi per propiziare la fertilità e per purificare le anime culminavano talvolta, secondo precise scadenze, in sacrifici umani e forme di cannibalismo sacrale.
A tal fine venivano utilizzati prigionieri di guerra catturati in precedenti campagne, militari, bambini e giovani donne vergini. Pare che il dio supremo, il creatore dell’Universo, rappresentato da un uomo con aspetti di uccello e di serpente, fosse chiamato Kukulkan; si conoscono quindi il dio del cielo, Itzamna, simile allo Zeus degli antichi greci, il dio della pioggia Ciak, rappresentato nell'iconografia classica a forma di serpente dal lungo naso, il dio del Sole, Kinich Aham, che si trasforma ogni notte in giaguaro del mondo inferiore, e il dio del granoturco, dalla cui raccolta dipendeva l'economia del paese e la cui trasposizione divina era quindi particolarmente temuta. I motivi serpentiformi dominano l'iconografia.
Assai sviluppata era anche la dottrina dell’aldilà, in cui il dio della morte appare, sui monumenti scoperti, sotto le sembianze di uno scheletro. I centri maya più antichi e più importanti furono Copàn, Palenque e Quiriguà: fioriti tra il IV e il VII secolo d.C. furono però abbandonati verso il 900, quando, probabilmente a causa della diminuita fertilità del suolo, i Maya si trasferirono dal Guatemala nello Yucatan, fondando la capitale Chichèn Itzà.
Essa si è rivelata una città enorme, con un'area di rovine esplorate di oltre 5 kmq e sette grandi edifici ornati da sculture. Grande interesse ha suscitato la scoperta del pozzo sacro dove i sacerdoti solevano gettare fanciulle, oggetti preziosi e coltelli sacrificali per propiziare gli dei durante i periodi di siccità, e l’«osservatorio astronomico», una costruzione rotonda con le finestre tagliate in modo da guidare lo sguardo su determinati astri. Ma la massima forma artistica nell'architettura maya fu raggiunta con la costruzione dei templi, riccamente adornati e decorati, e delle piramidi, aventi funzioni miste astronomico-religiose. Assomigliano alle prime piramidi a successive basi quadrate sovrapposte dell'Alto Egitto e a queste sono simili anche per la imponenza delle dimensioni: nascoste nella vegetazione tropicale se ne sono rinvenute diverse alte tra i 40 e i 60 metri. Sopra la piramide maggiore di Chichen ltzà, a 70 metri di altezza, è stato perfino collocato un tempio dedicato al dio della creazione, il Serpente Piumato.
Alla fine del periodo classico, si assiste nello Yucatán, allo sviluppo di alcune forme diverse di questa civiltà, con un’architettura distinta decorata con mosaici in pietra a motivi geometrici o raffiguranti maschere di dio dal lungo naso. |
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Civiltà postclassica |
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Dopo l'abbandono delle città classiche, Chichén Itzá, nello Yucatán, diventa l'unico centro importante. Fondata alla fine del classico recente, la città annovera alcuni edifici di stile Puuc. Caduta sotto la dominazione dei Toltechi alla fine del X secolo, essa ha un grande sviluppo architettonico che unisce le tradizioni maya (stanze a volta, maschere di Chac, ecc ) a innovazioni derivate dall'architettura di Tula (colonnati, grande terreno per il gioco della palla, rappresentazioni di Quetzalcoatl e di una divinità chiamata Chac-Moll). Alcune rappresentazioni d'origine tolteca rivelano la preponderanza di costumi e istituzioni provenienti dal Messico centrale: aquile e giaguari divoranti cuori, che simboleggiano probabilmente gli ordini militari che per emblema hanno questi animali; processioni di guerrieri armati di strali lanciati per mezzo di propulsori; piattaforme che sostengono rastrelliere contenenti crani provenienti dai sacrifici umani.
Tutte le costruzioni vennero abbandonate nella zona di Chichén Itzá in una data che si colloca tra il 1204 e il 1224, certamente in seguito agli attacchi della tribù Itzá, che vi si insediò (da cui il nome della località, che significa «pozzi degli Itzá») per un periodo di tempo piuttosto breve. Una stirpe Itzá fondò successivamente una nuova capitale a Mayapán, con l'aiuto di mercenari messicani, che introdussero nello Yucatán l'arco e le frecce. I capi delle altre città furono costretti a risiedere a Mayapán. La città è circondata da un muro difensivo, e il suo abitato può essere considerato compatto, anche se le case non sono contigue. Al centro vi sono i templi principali e gli edifici a colonnati, che venivano utilizzati probabilmente come edifici amministrativi, come magazzini reali o come scuole. Esistono poi le case dei nobili, e, alla periferia, le abitazioni della gente comune. Tutte le arti e le tecniche attraversano un periodo di netta decadenza. Alcuni templi risultano copie di quelli di Chichén Itzá, ma con muratura grossolana i cui difetti vengono mascherati da un rivestimento di stucco. Sono sempre notevoli le influenze messicane, e sugli incensieri antropomorfi caratteristici di Mayapán sono rappresentati sia divinità maya, sia dei del Messico centrale.
Contemporaneamente, si può notare la rinascita di alcune tradizioni maya, quale l'erezione di stele con iscrizioni geroglifiche. Mayapán venne abbandonata in seguito ad alcune rivolte scoppiate intorno al 1450. Sono poco conosciute le città del periodo che precede la conquista, a eccezione di Tulum sulla costa orientale. Anche là l'influenza messicana è forte, in particolare negli affreschi di uno dei templi.
Risalgono al periodo postclassico dello Yucatán i tre codici maya conosciuti: il Codex Dresdensis, conservato a Dresda, il più antico, copia di un manoscritto del periodo classico, che dedica una larga parte all'astronomia; i codici Troano e Cortesianus, conservati a Madrid, che formano un unico testo; il Codex Peresianus, conservato nella Biblioteca nazionale di Parigi; gli ultimi due trattano soprattutto della divinazione. Esistono inoltre, su questo periodo, testi spagnoli (Descrizione delle cose dello Yucatán, di Diego de Landa (1524 c.ca-79) o indigeni (Chilam Balam, di Chumayel, scritto da un indiano nel 1782), redatti in epoca coloniale.
Le alte terre del Guatemala non offrono attività artistiche degne di essere citate, ma all’inizio del periodo coloniale vi sono stati stilati documenti di notevole importanza per la conoscenza della civiltà protostorica di queste regioni: il Popol-Vuh («raccolta delle foglie scritte»), che comprende una parte mitologica e una parte storica. e diverse cronache, tra le quali gli Annali dei Cakchiquel (o Kakchiquel). |
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