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Ciò che comunemente viene chiamato «l'Impero azteco» nacque nel 1428-1429 sotto forma di triplice alleanza. Le tre città-Stato di Tenochtitlán, Texcoco e a Tlacopan, in seguito alla sconfitta della dinastia militare di Azcapotzalco, che aveva esteso la propria sovranità nell'intera regione, si associarono ponendo le basi di un grande impero. Il tlatoani azteco, al quale era stata conferita la funzione di capo supremo delle forze militari confederate, divenne ben presto il capo supremo, I'imperatore di quella parte del Messico che era stata appena conquistata. Gli Aztechi e i loro alleati, dopo aver sottomesso tutta la vallata, estesero il loro dominio verso est (altopiano di Cholula-Puebla, costa del golfo), verso sud (Morelos, costa del Pacifico), verso nord e nord-ovest (altopiano di Toluca, regione di Tula e di Xilotepec, corso inferiore del Pánuco), verso sud-est (Oaxaca, istmo di Tehuantepec, provincia maya del Soconusco).
Agli inizi del XVI secolo, l'Impero era costituito da popolazioni appartenenti a svariate etnie (Nahuas, Otomis, Huaxtechi , Mixtechi , Matlaltzincas, Zapotechi , ecc.) raggruppate, per motivi amministrativi, in 38 province tributarie. Ogni provincia aveva l'obbligo di versare ai funzionari aztechi (calpixco) determinate quantità di derrate alimentari, tessuti, metalli preziosi, piume di uccelli tropicali, materiali da costruzione, gomma, giada , armi, ecc. secondo alcune tabelle tenute sempre aggiornate dagli scribi . A parte questo obbligo, le città e i villaggi conservavano una grande autonomia; si amministravano secondo le loro usanze, e ognuno praticava il proprio culto. Alcune città situate alle frontiere erano poste sotto l'autorità di governatori aztechi appoggiati da truppe. Altri piccoli Stati, amici (Teotitlán) oppure ostili (Tlaxcala), conglobati nell'Impero, avevano mantenuto la loro indipendenza.
Se l'organizzazione amministrativa basata sul tributo aveva il vantaggio di far affluire a Mexico una notevole ricchezza, il commercio tra la capitale e le province, facilitato dall'assenza di frontiere e dalla pace interna, subì un intenso sviluppo. Alcune corporazioni di commercianti-viaggiatori (pochteca), che godevano di grande influenza e prosperità, detenevano il monopolio di questi scambi, mentre il piccolo commercio e i mestieri più disparati venivano esercitati dagli artigiani, ortolani, pescivendoli, falegnami, salinai, fabbricanti di stuoie e di ceste, portatori d'acqua, tessitrici, ecc. Coloro che praticavano l'artigianato di lusso (I'oreficeria, la gioielleria, la cesellatura, l'arte del comporre le piume) costituivano delle corporazioni degne di rispetto. Ciò valeva anche per i medici, le levatrici, i guaritori o le guaritrici, mentre l'opinione pubblica e la legge condannavano severamente gli stregoni e i maghi.
Con lo sviluppo delle risorse della tribù dominante, la capitale, da semplice villaggio lacustre si era trasformata in una città abitata da parecchie centinaia di migliaia di persone. Nel centro, sull'isola rocciosa designata dall'oracolo divino, si ergevano le piramidi, i templi, i palazzi imperiali. I quattro quartieri, suddivisi in numerosi distretti (calpulli), comprendevano un migliaio di ettari e si estendevano lungo i canali e sulla vicina isola di Tlatelolco. La città era collegata alle sponde del lago mediante tre carreggiate sopraelevate. Una lunga diga di 16 chilometri, fatta costruire sotto il regno di Montezuma I, proteggeva la città dall'irruzione delle acque della grande laguna. A partire dai regni di Chapultepec e Coyoacán, due acquedotti portavano l'acqua potabile alla città. Grazie alla prosperità diffusa ovunque (diminuita solamente tra il 1451 e il 1456 a seguito di cattivi raccolti), la popolazione della capitale e delle città vicine, come Tlacopan, Coyoacán, Culhuacán, Xochimilco, Texcoco, ecc. continuava ad aumentare. Si stima che la popolazione di queste città raggiungesse il milione di abitanti.
La società azteca, all'inizio, si basava su princìpi di eguaglianza ed era molto frugale. Col passare del tempo, e a seguito dell'espansione dell'Impero, la ricchezza e la gerarchia politico-sociale la modificarono profondamente. La vita del «semplice cittadino» (maceualli) era abbastanza simile a quella condotta dagli Aztechi durante la loro migrazione: coltivava il piccolo pezzo di terreno a cui aveva diritto, andava a caccia e a pesca, ed era costretto a partecipare ai lavori collettivi (manutenzione dei canali e dei ponti, sterramenti, ecc.). I commercianti, invece, disponevano di cospicue ricchezze sotto forma di derrate, metalli preziosi, piume, tessuti. L'aristocrazia militare, che subiva un continuo rinnovamento a causa delle promozioni che venivano concesse ai guerrieri di estrazione popolare, possedeva delle proprietà terriere, dei palazzi ed era alla continua ricerca dell'agiatezza. Attorno a questo ceto gravitavano servitori, mezzadri, schiavi, e anche artisti, scultori, cesellatori, orefici, pittori, poeti e musicisti.
I vari settori della pubblica amministrazione e la giustizia dell'Impero venivano assicurati da un gran numero di funzionari e di magistrati assistiti da scribi, guardie, ufficiali giudiziari e messaggeri. Organizzati dal punto di vista sociale secondo una gerarchia molto complessa, percepivano quale remunerazione il prodotto delle terre che erano state loro assegnate. I conquistatori spagnoli e Cortés stesso hanno elogiato l'ordine, la disciplina e l'efficacia dell'amministrazione azteca, l'integrità dei giudici, lo splendore e la raffinatezza della capitale.
Lo Stato azteco, nato da una democrazia tribale, si era presto trasformato in una monarchia aristocratica. All'apice della gerarchia piramidale, il tlatoani («colui che parla, che comanda»), eletto a vita nell'ambito di una stessa dinastia da un ristretto collegio di dignitari, era assistito da un «vice-imperatore», il ciuacoatl , e da quattro «senatori» eletti assieme a lui. Egli nominava i massimi funzionari, come per esempio il petlacalcatl, al quale era affidato il tesoro e l'incarico di percepire i tributi e il uey calpixco , prefetto della capitale, ecc. Il Gran Consiglio (tlatocan, «luogo della parola, del comando») veniva riunito sotto la sua presidenza o sotto quella del ciuacoatl per discutere su importanti decisioni. Esso aveva la facoltà di respingere ben tre volte le proposte del sovrano, come per esempio in caso di una dichiarazione di guerra.
Tutti i bambini, qualunque fosse la loro origine, ricevevano un'istruzione secondo i due modelli di scuole vigenti: i telpochcalli, scuole destinate ai bambini del popolo dove venivano preparati alla vita pratica e alla guerra; e i calmecac o scuole-monasteri, che dipendevano dai templi ed erano destinate ai figli dell'aristocrazia, a quelli dei commercianti oppure ai bambini «plebei» che venivano scelti per diventare sacerdoti. In queste scuole si insegnava la storia tradizionale, la religione, i riti, la scrittura pittografica, la lettura dei libri sacri, la musica e il canto. Esistevano anche delle scuole di canto aperte ai giovani della classe popolare.
La classe sacerdotale, numerosa e rispettata, benché fosse legata alla classe dirigente da stretti vincoli familiari, e benché avesse una grande influenza negli affari pubblici, si distingueva, tuttavia, da essa e non era direttamente coinvolta nella gestione dello Stato. All'apice della gerarchia si trovavano i due massimi sacerdoti chiamati Serpenti Piumati, assistiti da un «vicario generale», che era, a sua volta, circondato da due aiutanti. I sacerdoti, raggruppati in scuole a servizio di qualche divinità, o suddivisi nei quartieri come semplici assistenti, venivano incaricati del culto e dell'istruzione superiore; oppure, venivano loro affidati gli ospizi destinati ai poveri e agli ammalati. Il clero disponeva di immense ricchezze costituite da terre e da qualsiasi genere di mercanzie, che venivano amministrate da un tesoriere generale.
La vita degli Aztechi si svolgeva tutta sotto il controllo della religione, che era caratterizzata da una moltitudine di divinità, da una vasta mitologia, da un complesso rituale ricco di episodi drammatici e sanguinari che si svolgeva con grandiose cerimonie in un'atmosfera impregnata di commovente poesia. La civiltà azteca aveva realizzato le sintesi delle divinità astrali, relative ai quattro punti cardinali, delle tribù nordiche ( Huitzilopochtli , Tezcatlipoca ), delle divinità agrarie, venerate dalle antiche popolazioni sedentarie ( Tlaloc , Chalchiuhtlicue , ecc.), degli dei stranieri quale Xipe Totec (Oaxaca) oppure Tlazolteotl (dea dell'Amore presso gli Huaxtechi).
I sacrifici umani, molto frequenti, esprimevano due distinte concezioni. A volte il sangue e il cuore delle vittime venivano offerti alle divinità, in particolare al Sole, per assicurare il regolare movimento dell'universo; a volte, invece, le vittime impersonavano la divinità stessa e mimavano il suo mitico dramma, fino al momento in cui col loro sacrificio trasferivano la loro forza vitale alla divinità rappresentata. Secondo la tradizione azteca le vittime sacrificate agli dei, i guerrieri caduti in combattimento e le donne morte di parto erano destinati a un'eternità beata, mentre i morti comuni, prima di sparire nel nulla, erano costretti a subire quattro anni di prove nel regno sotterraneo di Mictlantecuhtli (il Plutone azteco). Invece i morti che Tlaloc «sceglieva», chiamandoli improvvisamente a sé (mediante annegamento, idropisia, affezioni polmonari, ecc.), godevano, nell'aldilà, di una vita serena nell'abbondanza del paradiso (Tlalocan).
L'esistenza di ogni uomo era regolata dal tonalpohualli, il «libro dei destini», sistema estremamente complesso per la celebrazione dei riti sacrificali, fondato su un calendario liturgico di 260 giorni suddiviso in 20 serie di tredici giorni. Ognuno di questi giorni era costituito da un numero e un segno (« 1, coccodrillo»; «2, vento»; «3, casa»; ecc.) che alcuni particolari sacerdoti, «i profeti dei destini», interpretavano al momento delle nascite, dei matrimoni, di un viaggio o di qualche spedizione militare. |