Internet Italiano. Sezione dedicata agli artisti della storia dell'arte. Biografia di Pierre Bonnard
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ARTE PITTURA Pierre Bonnard
Biografia di Pierre Bonnard

Pittore francese (Fontenay-aux- Roses, 1867 - Le Cannet, 1947). Sua madre era alsaziana e suo padre funzionario presso il ministero della Guerra.

Dopo aver ottenuto la laurea in legge, Pierre Bonnard partecipa, senza successo, a un concorso per accedere alla pubblica amministrazione. Ben presto, però, decide di iscriversi alla Scuola di Belle Arti e accede in seguito all'accademia Julian, fondata da poco, dove porterà a termine i suoi studi. Qui incontra - e manterrà con essi legami d'amicizia per tutta la vita - Edouard Vuillard e Ker Xavier Roussel, Maurice Denis e Paul Ranson, Fèlix Vallotton e Henri Ibels, Paul Sèrusier.

Nell'ottobre del 1888, Paul Sèrusier, di ritorno da Pont-Aven, mostra ai propri compagni il Bosco d'amore , eseguito sotto la direzione di Gauguin e dipinto su una tavoletta di legno (il coperchio di una scatola per sigari). Di questa opera-manifesto, Pierre Bonnard e i suoi faranno il loro “talismano”, interpretandola ciascuno a proprio modo.

Il poeta Henri Cazalis, l'amico di Stèphane Mallarmè, ribattezzerà il gruppo con Nabis (termine ebraico che significa profeti).

Bonnard, dal suo canto, rinuncia ben presto ai grigi tristi e freddi che il suo maestro Jules Lefebvre gli aveva insegnato a comporre sulla tavolozza, nell'intento di trovare un suo stile personale. Sperimenta perciò con entusiasmo una sorta di trasposizione pittorica del mondo tangibile, trasposizione che si basa sull'iridescenza dei colori, sulla vivacità del tratto, sulle libertà della prospettiva. Le stampe giapponesi esercitano un forte fascino su di lui, tanto che Bonnard sarà soprannominato il “nabi giapponese”. È stato altresì definito “postimpressionista”; ammirava, in effetti, Claude Monet e Auguste Renoir, senza tuttavia imitarli pedissequamente.

La sua prima opera nota presso il pubblico, nel 1890, è il manifesto litografico France-Champagne . Tra coloro che lo notano e lo apprezzano vi è, prima di ogni altro, Henri de Toulouse-Lautrec, e Bonnard lo presenta al suo stampatore, Ancourt. Proprio dalla tipografia di quest'ultimo uscirà, due anni più tardi, il famoso Moulin Rouge di Toulouse-Lautrec. A detta di Thadèe Natanson, “il piccolo Lautrec” si era dato molto da fare per scoprire chi fosse l'autore di quella France - Champagne “mossa e dorata”, con i suoi gialli, i rosa, gli arancione e i neri.

Pierre Bonnard non ha mai messo in secondo piano la sua attività grafica. “A quell'epoca”, ha scritto, “inseguivo personalmente l'idea di una produzione popolare: stampe, mobili, ventagli, paraventi, ecc”. Era, quello, il tempo dell'arte sociale, il cui precursore era stato William Morris, e di quelle idee generose che Bonnard non rinnegherà mai e che soltanto le circostanze gli hanno impedito di tradurre in atto, almeno nella misura che egli avrebbe desiderato. Oltre a numerosi schizzi e disegni, la sua opera si compone di tutto un insieme di lavori litografici (a colori oppure in bianco e nero), manifesti, illustrazioni per libri e riviste, di cui elenchiamo di seguito i più importanti:

Manifesti.

1890 France-Champagne.
1894 La Revue blanche.
1896 Les Peintres-Graveurs; Le Salon des Cent .
1897 L'Estampe et l'Affiche .
1899 e 1904 Le Figaro.
1914 Les Ballets russes.

Paraventi.

1899 La Promenade des nourrices, frise de fiacres, litografie che costituiscono paravento a quattro fogli di stampa.

Album.

1895 Quelques Aspects de la vie de Paris, dodici tavole edite da Ambroise Vollard nel 1899.

Illustrazioni e vignette.

1893 Diciannove tavole per le Petites Scénes familiéres, album musicale di Franc-Nohain e Claude Terrasse; tre litografie per il n° 5 dell' Escarmouche , settimanale di Georges Darien.

1899 Petit Almanach du pére Ubu, di Alfred Jarry.
1900 Parallélement di Verlaine (Vollard).
1902 Daphnis et Chloè, di Longus (Vollard).
1904 Histoires naturelles di Jules Renard (Flammarion).
1908 La 628-E8, di Octave Mirbeau (Fasquelle).
1924 Dingo, di Octave Mirbeau (Vollard).
1930 Sainte Monique, di Ambroise Vollard (Vollard).

Bonnard esordisce come pittore nel 1891, al Salone degli artisti indipendenti ( Femmes au jardin ). Il suo interesse si rivolge a scene di vita familiare ( La mére et les deux petits enfants , 1894), o di strada ( Le boulevard , 1895); manifesta nella sua opera un tiepido amore per la gente semplice e si compiace di evocare, sullo sfondo delle miserie parigine, l'elegante grazia di giovani operai che passano per via canticchiando. I suoi primi nudi femminili appaiono nel 1899: sorta di intimi incantesimi ripresi perfino nel bagno e in cui, contrariamente a Degas, descrive solo le grazie del corpo, nell'esaltazione di una luce finemente sfumata.

Allestisce una prima mostra personale a Durand-Ruel, nel 1896; risaltano, tra le opere, Moulin Rouge e Jardin de Paris .

Nel 1903, Bonnard partecipa al primo Salone d'autunno. La sua seconda esposizione personale è organizzata da Bernheim-Jeune nel 1906.

Dipinge En barque (museo nazionale d'Arte moderna, 1906), si reca in Belgio, Olanda (1907), Italia (1908), diventa professore all'accademia Ranson.

Acquista una piccola proprietà a Vernonnet, nell'Eure, e soggiorna spesso a Saint-Tropez. La sua tavolozza schiarisce le tinte e si fa sempre più delicata e luminosa ( Le cabinet de toilette, 1912). I capolavori si susseguono: Le sourire (Il sorriso) (1920), Le coursage rouge (1926), Coin de table (1935), Le sortie du port (1936-46), del Museo nazionale d'Arte moderna; Le petit dèjeuner (1932), Portrait d'Ambroise Vollard (1935), Nu dans le bain (Nudo nella vasca , 1937), del Petit Palais, a Parigi; Intèrieur blanc (1933) del museo di Grenoble, ecc.

Nel 1924, viene organizzata alla galleria Druet una mostra retrospettiva dell'opera di Bonnard; nel 1936, l'artista riceve il secondo premio Carnegie. Il suo metodo, è stato detto, era quello di non averne alcuno.

Secondo Maurice Denis: “Quello che è peculiare di questa arte dallo spirito libero ed estroso, è che essa evade, come per celia, da una realtà della quale non può fare a meno . Bonnard scarta tutto ciò che è prosaico, e conserva solo l'apparenza e l'emozione, tradotte in un linguaggio propriamente ed esclusivamente pittoresco, senza che si noti in lui nulla di eccessivo o di forzato”.

Bonnard seguiva con passione le ricerche della nuova generazione. Andrè Lothe, che in apparenza sembrerebbe essere lontanissimo artisticamente da lui, gli rende, nel 1929, un convinto e completo omaggio: “Mentre i suoi compagni di viaggio rimangono ancorati alle loro vecchie preoccupazioni e si dedicano a brillanti variazioni su motivi praticamente invariabili, Bonnard, curioso di tutti i soggetti, come di tutte le combinazioni di forme e di colore possibili, si rinnova incessantemente... Bonnard cresce lentamente, amplia le sue risorse pittoriche e, con Picasso, si afferma come il solo pittore celebre che non abbia sacrificato, sotto la pressione del successo, il gusto della grande composizione”.

Nel 1939, Bonnard si ritira al Cannet: “L'età aveva conferito a Bonnard”, ha scritto Claude Roger-Marx, “l'aspetto di un anacoreta. Viveva solo sulla sua collina, in comunione con il cielo, in una capanna ammobiliata di legno chiaro che dominava dall'alto Cannes con i suoi mille tetti, le vie, i negozi, il mare”.

Nel 1945, Pierre Bonnard ha pubblicato un libro di ricordi: Correspondances . La sua ultima litografia è il Crèpuscule des nymphes (1946); la sua ultima tela L'amandier en fleurs (1946-47, Museo nazionale d'Arte moderna), nella quale i bianchi schiumosi, secondo una delle sue tecniche abituali, rendono più solare e carezzevole l'irradiazione del colore.
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