Internet Italiano. Sezione dedicata agli artisti della storia dell'arte. Biografia di Edvard Much
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ARTE PITTURA Edvard Much
Biografia di Edvard Much

È Oslo, indubbiamente, la città più adatta per entrare dentro la pittura di Edvard Munch. E non solo perché il grande pittore scandinavo, scomparso nel 1944, lasciò alla capitale norvegese circa mille sue opere, che sono conservate per lo più presso la Nasjonalgalleriet e il Munch Museet.

Ma perché in quelle luci del giorno, in quei silenzi delle lunghe notti e dentro la cultura della sua gente, Munch seppe trovare la forza per abbandonare i sicuri lidi del naturalismo pittorico, dal quale pure era partito alla metà degli anni Ottanta del XIX secolo, e dare voce a quel "grido" interiore che l'ha reso famoso e che ha aperto la strada all'avanguardia espressionista tedesca di inizio Novecento.

Ogni artista, del resto, va preferibilmente visto e capito nel luogo e nel contesto in cui ha lavorato. D'altro canto, però, Oslo è lontana: per questo non bisogna perdere l'occasione di visitare l'ampia rassegna antologica che il Museo d'arte moderna (Villa Malpensata) di Lugano dedica a Edvard Munch.

Curata da Rudy Chiappini e accompagnata da un catalogo edito da Skira, la mostra propone una settantina di dipinti e 40 opere grafiche, lavori che coprono un arco di tempo che va dal 1882 al 1931. L'opera di Munch – come anche quella di V. Van Gogh e P. Gauguin, che il pittore norvegese indubbiamente guardò, contribuendo con essi all'affrancamento della pittura europea dalla tradizione impressionista – si delinea innanzitutto a causa delle vicende personali, per lo più tragiche, dell'artista (come del resto accade anche per Van Gogh e Gauguin) e, in seconda istanza, come sviluppo linguistico e riflessione stilistica sull'arte di fine Ottocento. La scomparsa della madre e di una sorella per tisi, quella di un fratello morto annegato, la pazzia del padre e, al contempo, la vicinanza, non solo poetica, con H. Ibsen e A. Strindberg, possono spiegare la disperata condizione esistenziale che è alla base di opere quali Il grido (1893), la Pubertà (1895) o dei dipinti che composero l'inquietante ciclo del Fregio della vita, esposto nel 1903 a Berlino. Seguendo un'idea dell'arte di impronta simbolista, Munch realizzò corpi e paesaggi dai colori lividi e antinaturalistici, contenendoli in una linea fluente e continua di matrice art nouveau.

Edvard Munch nasce a Löten nel 1863. Si forma presso il pittore naturalista Ch. Krohg ma fondamentale per lo sviluppo della sua pittura è il viaggio a Parigi (1885) dove conosce la pittura di E. Manet. Negli anni Ottanta e Novanta Munch soggiorna per lo più all'estero (a Parigi, nel sud della Francia, anche in Italia) soffermandosi, in particolare, a Berlino, dove conosce A. Strindberg. Nel 1892, nella città tedesca, allestisce una mostra con 50 quadri che, dopo solo una settimana, in seguito alle proteste del pubblico, viene chiusa. Il suo lavoro ha ampia eco in Germania tanto da diventare esempio fondamentale sia per la Secessione berlinese (1898) sia per la nascita dell'espressionismo tedesco, riunito nel 1905 nel gruppo Die Brücke (Il ponte).

Afflitto da una grave malattia di nervi, tra il 1908 e il 1909 viene ricoverato presso una clinica di Copenaghen. In seguito, ristabilitosi, va a vivere a Kraghero dove, sino al 1916, lavora al grande ciclo allegorico dipinto per l'aula magna dell'Università di Oslo. Quattro anni dopo si stabilisce a Ekely, nei pressi della capitale norvegese, continuando a ricevere incarichi di rilievo. Negli ultimi vent'anni di vita Munch lavora per lo più rielaborando, e raffinando, i temi e le forme della sua attività giovanile. Muore nel suo rifugio di Ekely nel 1944.

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