Queste due chiese avevano ciascuna anche un battistero: uno, dedicato a Santo Stefano, era dietro la basilica invernale; l’altro, molto antico e congiunto a Santa Tecla, era detto di San Giovanni e le sue vestigia oggi sono visibili sotto il sagrato del Duomo. Si tratta di una costruzione paleocristiana e, probabilmente, è il primo esempio di battistero ottagonale nel mondo cristiano. Inoltre, è probabile che, nella sua vasca battesimale, nel 387 Ambrogio abbia battezzato il futuro Sant’Agostino.
A poco a poco, a partire presumibilmente dal 1386, intorno alla basilica di Santa Maria Maggiore cominciò a essere edificato il nuovo duomo, dedicato a Santa Maria Nascente, e degno del grande Ducato che i Visconti stavano creando. Secondo la tradizione, anche la nuova chiesa, come le precedenti, venne costruita con l’altare a Est e l’entrata a Ovest, ma il materiale che venne scelto non fu più il cotto, caldo e caratteristico dell’epoca romanica, ma il prezioso marmo rosa di Candoglia. Gian Galeazzo, infatti, proprietario delle cave che si trovavano sul lago Maggiore alla foce del fiume Toce, le assegnò come feudo perpetuo alla Fabbrica del Duomo.
I pesantissimi ed enormi lastroni di marmo, quindi, dopo aver attraversato il lago Maggiore sui barconi e dopo aver percorso il Ticino e il Naviglio Grande, giungevano al Laghetto di Porta Ticinese, venivano trasbordati sui carri e da lì faticosamente portati fino in piazza. In seguito, nel 1439, Filippo Maria Visconti fece costruire un canale con una chiusa che permetteva di collegare il Laghetto di Porta Ticinese con la Cerchia di Navigli che scorreva lungo le mura della città e che era più alta del Laghetto di Porta Ticinese: quando i portelloni della chiusa venivano serrati alle spalle dei barconi, il livello dell’acqua si alzava sotto di loro fino alla chiusa successiva e i barconi potevano procedere oltre. Con questo sistema i pesanti blocchi di marmo percorrevano via Molino delle Armi, via Santa Sofia, via Francesco Sforza e arrivavano fino al Laghetto di Santo Stefano (l’attuale via Laghetto), poco distante dal cantiere del Duomo. Il trasporto avveniva libere et sine solutione alicuius pecuniae, cioè senza pagare dazio, e sui marmi destinati alla cattedrale venivano incise le lettere A.U.F., che erano le iniziali di ad usum fabricae: i milanesi hanno attribuito a questa sigla l’origine dell’espressione lavorà a uf, cioè gratuitamente.
È ignoto il nome del progettista del Duomo, anche se si sa che per la sua costruzione collaborarono artisti lombardi, veneti, toscani, francesi, fiamminghi e tedeschi che diedero luogo alla cosiddetta ouvraige de Lombardie, una tendenza intellettualistica e raffinata entro l’ambito del gotico fiorito, un cui importante esponente lombardo fu Giovannino de Grassi.
Il duomo, comunque, rimase fondamentalmente fedele alla tradizione del gotico europeo: le cattedrali di Chartres, Notre Dame, Reims, Canterbury e Colonia precedono, infatti, la parte più antica - quella absidale - del Duomo milanese. Inoltre, le vetrate, la selva di guglie e i pilastroni all’interno - di 3,42 metri di diametro, decorati al culmine con otto nicchie in cui campeggiano altrettante statue di Santi - sottolineano il gioco ascensionale tipico dell’estetica gotica.
La grandiosa cattedrale a cinque navate era anche la chiesa più lunga d’Europa e del mondo allora conosciuto (con i suoi 158 metri, infatti, fu superata solo dalla basilica di San Pietro a Roma, che venne costruita a metà del Cinquecento) e doveva apparire veramente enorme in una Milano che andava appena al di là della Cerchia dei Navigli e in cui le case arrivavano a un massimo di tre o quattro piani.
Nel periodo sforzesco la direzione della Fabbrica passò alla famiglia degli architetti Solari e in questo periodo venne costruito il tiburio. Nella seconda metà del Cinquecento cominciò a delinearsi il fronte della cattedrale a opera di Pellegrino Tibaldi, prediletto dal cardinale Carlo Borromeo, ma nel secolo successivo il Richini e il Buzzi lo ridisegnarono su moduli baroccheggianti. Nel 1769 fu innalzata la guglia maggiore con la Madonnina, modellata in rame e poi dorata da Giuseppe Perego nel 1723. La facciata della cattedrale, per la quale furono molti i progetti presi in considerazione, fu finita senza troppo stare a discutere per volere di Napoleone: nel 1813, infatti, egli doveva essere incoronato Re d’Italia nella chiesa simbolo di Milano. In seguito il Duomo venne completato con diverse aggiunte e all’inizio del Novecento Ludovico Pogliaghi modellò l’intricato altorilievo della porta centrale; le altre tre porte di bronzo vennero installate fra il 1948 e il 1950. L’ultima è comparsa nel gennaio del 1965. |