| William Morris (1834-1896), fondatore delle Arts and Crafts (Arti e Mestieri), aveva rivendicato l’importanza della sensibilità artistica nella creazione di oggetti d’uso: la loro progettazione, infatti, doveva fornire insieme un oggetto e un’immagine dell’oggetto stesso.
In seguito, Peter Behrens (1868-1940), che nel 1907 divenne consulente artistico dell’industria elettrotecnica AEG a Berlino, dimostrò che l’attività industriale e quella artistica si potevano conciliare: "Per la produzione pratica - egli scrisse - accanto alle esigenze della tecnica devono valere anche le leggi dell’arte". Su queste basi, dunque, nel nostro secolo si comincia a parlare di design (o disegno industriale), un termine inglese che significa "progetto" e che, nonostante i suoi significati siano molteplici, indica comunemente la progettazione e la produzione di oggetti d’uso.
Nel 1919 l’architetto Walter Gropius (1883-1969), fondendo la Scuola d’Arti Applicate e l’Accademia di Belle Arti, aprì a Weimar il Bauhaus. Si trattava di una scuola per futuri pittori, scultori, architetti e designers orientata a una formazione culturale "totale", basata cioè sull’insegnamento di elementi del linguaggio visivo, dei materiali e delle tecniche, senza distinguere tra "arti maggiori" e "arti minori". Fu così che in questa scuola si sviluppò un’amplissima opera di progettazione: dalla sedia Wassili in tubi d’acciaio di Breuer (1925), alle sedie con struttura metallica di Mies, a diversi tipi di arredi, fino all’automobile Adler (1932) dello stesso Gropius. |