Internet Italiano. Sezione dedicata agli artisti della storia dell'arte. Biografia di Amedeo Modigliani
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ARTE PITTURA Amedeo Modigliani
Biografia di Amedeo Modigliani

Pittore italiano (Livorno, 1884 - Parigi, 1920).

Quando l'artista Modigliani aveva circa undici anni, la madre annotava in un diario che egli era inteligente e anche un po viziato: “Bisogna aspettare per vedere cosa si trova in questa crisalide. Forse un artista?”. La domanda nasceva da un preciso contesto familiare in cui l'atteggiamento verso la vita considerava il denaro non tanto come fine ultimo, ma come mezzo per prediligere i valori della cultura, della libertà e della fantasia. Nato da genitori ebrei commercianti, Modigliani crebbe in un ambiente tale da offrirgli uno sviluppo intellettuale aperto e spontaneo, senza regole costrittive.

La lontananza da casa del padre gli permise di stabilire con la madre un legame molto profondo, con il nonno e lo zio un rapporto affettivo di ammirazione e comprensione. Iniziò gli studi classici che interruppe per motivi di salute e preferì studiare disegno. Frequentò allora lo studio del pittore Micheli, un tardo macchiaiolo allievo di Giovanni Fattori che Modigliani ebbe anche modo di conoscere. Alla sensibilità entusiasta del giovane Modigliani la lettura di Nietzsche, filtrato in seguito attraverso D'Annunzio, piacque molto e contribuì a favorire ancor più un'emotività che pesò poi sui suoi comportamenti e scelte future. Dalla madre apprese il francese e lesse i poeti e i grandi classici.

Nel 1900 dopo una ricaduta nella vecchia malattia polmonare compì un viaggio con la madre nel sud dell'Italia visitando musei e chiese. Fu particolarmente impressionato dalla scultura di Tino da Camaino (1285-1337) che vide a Napoli e poi a Firenze; di lui riprenderà in seguito la semplicità elegante e la linea ininterrotta.

Nel 1902 si stabilì per dieci mesi a Firenze per frequentare la Scuola libera di nudo che Fattori vi dirigeva.

Più della scuola frequentò gli Uffizi e Palazzo Pitti e soprattutto l'avanguardia artistica italiana e straniera; gli inglesi preraffaelliti e Giovanni Papini, Ardengo Soffici e Umberto Boccioni che avrebbero dato vita al Futurismo. Intanto, come scrisse all'amico Oscar Ghiglia nel 1903 da Venezia, dove si era trasferito, “mentalmente e nella contemplazione della natura ci lavoro molto”.Nella città veneta si iscrisse al Regio istituto delle belle arti.

Ritrovò vecchie conoscenze come Boccioni, Soffici e Papini e lavorò ad alcuni ritratti: Il pittore, Mauroner, Leone Olper, amico di famiglia.

Parigi

Si recò finalmente a Parigi all'inizio del 1906 con il consenso e la modesta somma fornitagli dalla madre e affittò uno studio a Montmartre, non lontano dal Bateau Lavoir, dove in quegli anni si riunivano, con Picasso, un gran numero di giovani artisti promettenti. Consigliato dallo scultore polacco Granowski al quale era stato indirizzato, si iscrisse all'Accademia Colarossi. Visitò la città e le gallerie d'arte che avevano ospitato le mostre rivoluzionarie. Stupì per l'incisività del tratto di Toulouse-Lautrec e in lui si fece strada la convinzione che l'essenzialità della linea fosse fondamentale. Trascorse mesi inquieti e disordinati. Al Salon d'Automne ebbe modo di vedere la mostra di Cézanne, uno degli artisti che più lo influenzarono, soprattutto in relazione alla disposizione del colore sulla tela.

Dal 1906 al 1909, lavorò con risultati insoddisfacenti cimentandosi anche nella scultura e, nel 1908, espose al Salon des Indépendant sei tele tra cui L'ebrea (collezione privata, Francia). Paul Alexandre, giovane medico, gli fu amico e primo acquirente e lo convinse a frequentare la comunità di artisti organizzata da lui insieme al fratello Jean.

La raccolta di questo primo periodo fino al 1914 consta di venticinque ritratti e di numerosi disegni. Tornato a Livorno per alcuni mesi dipinge, fra gli altri, Il mendicante di Livorno (1909, collezione P. Alexandre, Parigi) che sarà poi esposto a Parigi insieme a Il suonatore di violoncello e La mendicante.

Fin da ragazzo, Modigliani si era portato dentro il desiderio di scolpire. L'incontro a Parigi con Constantin Brancusi, scultore rumeno, che nelle sue opere riduceva la forma all'essenziale, lo riportò a questa vecchia aspirazione.

Influenzato anche dall'arte africana che aveva già affascinato altri artisti come Matisse e Picasso, incominciò un paziente lavoro di ricerca che si espresse in numerosi disegni: le Cariatidi furono un esercizio ripreso più volte che lo preparò al linguaggio personale della sua pittura. Ritrovò la stessa linea allungata della scultura di Tino da Camaino, in una ricomposizione originale del l'antico con il moderno. Lavorò con frenesia alle teste femminili in pietra, riprendendo ogni tanto il pennello. Il suonatore di violoncello (1909, collezione P. Alexandre, Parigi), ritratto dopo il ritorno dall'Italia e ripreso in due versioni, anticipa già una penetrazione psicologica che sarà una costante della sua produzione. Nel frattempo viveva due vite, in due luoghi diversi: pittore a Montmartre e scultore a Montparnasse.

Ancora una volta le sue energie lo abbandonarono e gli amici fecero una colletta per farlo tornare in patria nel 1912, assecondando il suo desiderio di scolpire nel marmo di Carrara. In un ritmo di vita più regolare si provò a scolpire le pietre che gli amici gli avevano procurato.

Nel 1913, si stabilì definitivamente a Montparnasse abbandonando il vecchio quartiere di Montmartre che il rinnovamento edilizio stava deturpando. Continuava l'esercizio del disegno ritraendo i clienti dei caffè che frequentava con tratti rapidi ed essenziali. Si calcola che i disegni siano stati migliaia, tanto che nessuno li poté catalogare; molti andarono dispersi. Il disegno si svolgeva su una caratteristica del soggetto, magari esasperandola, giungendo a un esito che caratterizza l'opera di Modigliani.

Il ritratto di Modigliani

Nel 1914, abbandonò la scultura, che lo prostrava anche fisicamente, e tornò a dedicarsi alla pittura. Nel frattempo la guerra lo aveva lasciato solo; erano partiti gli amici, fra i quali Alexandre, e anche gli altri artisti.

Si innamorò di Beatrice Hastings vivendo con lei una relazione appassionata. Tra il 1914 e il 1916, la ritrasse più volte e in varie pose: volti su un esile, lunghissimo collo.

Alcuni ritratti della poetessa inglese sono conservati, in collezioni private, a Berna, Los Angeles e al Guggenheim Museum di New York.

Aveva anche ritratto Diego Rivera (1914, collezione privata, Francia) e Frank Burty Haviland (1914, collezione Gianni Mattioli, Milano) con una tecnica che si avvicinava al puntinismo, ma in Madame Pompadour (1915, Art Institute, Chicago) che ritrae Beatrice Hastings con un grande cappello, il linearismo è raggiunto con maturità. La tradizione italiana e il talento avevano trovato a Parigi il luogo della moderna espressività nella contemplazione dell'uomo come protagonista.

Dipinse solo ritratti, secondo schemi mai usati, in cui la linea curva occupa diversi piani sovrapposti, creando la profondità. Il nuovo acquirente, dopo l'amico Alexandre partito per la guerra, fu Paul Guillaume, un mercante d'arte sagace che fu ritratto nel 1915 con la dedica “Novo pilota” (Musèes Nationaux, Parigi). Dipinse Pablo Picasso (1915) con lo sguardo dalla volontà inflessibile, Chaïm Soutine seduto (1915), l'amico Moüse Kisling (1915, collezione Emilio Jesi, Milano), Jean Cocteau (1916).

L'elemento psicologico esprimeva con eccezionale sintesi la personalità dei personaggi ritratti, ma ben pochi capivano e ne apprezzavano il valore.

Quando Paul Guillaume nel, 1916, partì per la Svezia, si ritrovò di nuovo solo e in miseria. Continuò a lavorare a ritratti di persone con le quali aveva qualche legame affettivo e i modelli femminili incominciarono a prevalere su quelli maschili, finché nel 1916 affrontò il primo nudo, Nudo seduto (Courtland Institute, Londra) cui seguirono, tra gli altri, il Nudo sdraiato, a braccia aperte (1917, collezione G. Mattioli, Milano) e Il grande nudo (1917, Museum of Modern Art, New York).

Nel 1916, strinse amicizia con i coniugi Zborowski e una loro compatriota, Lunia Czechowka, che ritrasse in più pose. Nell'aprile del 1917, incontrò Jeanne Hébuterne, che diventò sua compagna e modella prediletta: aveva il collo lungo, il busto gracile e il volto perfettamente ovale. L'amore poi approfondiva la conoscenza del soggetto, mutando la sensibilità artistica di Modigliani che la ritrasse in una ventina di quadri e in numerosi disegni. La bambina in azzurro (1918, collezione privata, Parigi), Zingara con bambino (1918, National Gallery of Art, Washington), Ragazzo con giacca azzurra (1918, Guggenheim Museum, New York), dipinti negli ultimi anni, esprimono la solitudine della condizione umana.

L'Autoritratto (1918) che terminò prima di morire rappresenta un uomo che oramai ha solo la forza spirituale. Il giorno dopo la sua morte Jeanne si tolse la vita.

La figlia, che ripercorrerà la vita del padre in Modigliani senza leggenda (1958), fu condotta in Italia e adottata da Margherita Modigliani, sorella del pittore, che le diede il cognome che le spettava.

Il valore dell'opera di Modigliani venne progressivamente riconosciuto dopo la morte dell'artista, fino a che, a dieci anni di distanza nel 1930, alla Biennale di Venezia, ottenne la consacrazione ufficiale.
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