La balena morta con 30 sacchetti di plastica rivive in una favola per bambini assolutamente #plasticfree!

Storia di una piccola balena morta che insegnò a un villaggio l’importanza di ripulire i mari

Storia di una piccola balena morta che insegnò a un villaggio l’importanza di ripulire i mari

Il 13 febbraio si celebra la giornata mondiale delle balene. Mio figlio ancora non lo sa, ma oggi riprenderemo in mano il libro “Finn e la balena” e penso che, anche stavolta, mi commuoverò prima di arrivare a leggere l’ultima pagina. È un silent book realizzato dalla bravissima illustratrice e pittrice Francesca Greco e, considerato che è per una buona causa e cioè a difesa delle balene e per promuovere un mare plastic free, provo a far commuovere anche voi.

Francesca, come nasce questo bellissimo libro?

È nato di getto, un impulso, una reazione ad una storia molto triste. L’anno scorso ho visto un documentario in cui si parlava di uno zifio, un piccolo e raro cetaceo – che, in inglese, si chiama Beaked Whale – arrivato nelle acque di un porticciolo tra i fiordi norvegesi a largo di un’isola remota anche lei piccola e con un nome esotico, Sotra. La sorpresa dell’avvistamento e l’entusiasmo della gente si sono ben presto però trasformati in una triste consapevolezza: lo zifio sarebbe morto di lì a poco.

Hanno scoperto perché è morto?

Era malato e denutrito. Dall’autopsia è emerso che il suo stomaco conteneva una quantità di rifiuti incredibile: pensate che son stati estratti 30 sacchi di plastica (il più lungo dei quali di ben 2 metri, ndr). Sappiamo bene che non si tratta di un caso isolato: è di pochi giorni fa la notizia di un altro capodoglio spiaggiato – al quale hanno dato il nome di Leopoldo – che aveva ingerito moltissima plastica. Una storia che continua a ripetersi.

Cosa ha fatto nascere in te la decisione di raccontare una storia ispirata allo zifio norvegese?

La balena è un animale che, per me, ha un fascino enorme: maestosa, libera e signora di un mondo misterioso e sconosciuto. Tuttavia è un animale oggi in pericolo.
La foto di quei sacchetti colorati disposti in fila sul molo è una immagine che è rimasta impressa nella mia memoria e mi ha spinto prima a cambiare le mie abitudini quotidiane e poi a decidere di realizzare il libro, per dare il mio personale contributo per cercare, attraverso quello che so fare, di trasmettere un messaggio. Per questo nel libro l’immagine dei sacchetti è diventata una delle illustrazioni più importanti, perché è un ponte diretto fra la realtà e l’immaginazione.

La tua storia è rivolta in primis ai bambini…

Volevo parlare delle balene e del pericolo che corrono. Ho evitato di descrivere l’immagine della balena eutanizzata, per pietà, con un colpo di fucile, quando i soccorritori avevano capito che non c’era più nulla da fare e che la balena stava soffrendo enormemente.  Nonostante abbia inserito degli elementi di fantasia (come il bambino Finn), la storia ispirata allo Zefio spiaggiato non poteva che rimanere triste perché narra un fatto vero e ai bambini andava raccontato in quanto, anche se tragico, fa parte della vita. Bisogna sapere solo come farlo.

Triste sì ma con la voglia di lanciare un forte messaggio…

Io credo che qualcosa si possa e di debba ancora fare: si deve invertire la rotta finché siamo in tempo. Io faccio parte di una generazione cresciuta con la plastica: la trovavo nei giocattoli, nei palloncini, nei piatti delle feste di compleanno e nelle bottigliette. Ne abbiamo usata troppa e con eccessiva leggerezza e, per questo, credo che sia importante parlare ai bambini e aiutarli a sviluppare una nuova consapevolezza.

Per chi non ha ancora sfogliato il libro, ti va di raccontarcelo?

Finn e la Balena è un Silent Book ovverosia un libro senza parole: racconta una storia di mare che parla a tutti, starebbe stretta in una sola lingua e, solo grazie alle immagini, permette di essere davvero universale. Racconta di Finn, un bambino che abita sul fiordo e ha un sogno: incontrare un giorno una balena. Tutte le mattine si imbarca quindi con il suo papà sul suo peschereccio, per cercarla con il binocolo tra le onde. Sotto la superficie la balena segue loro e le reti piene di pesce Dalla barca, però, non notano né lei né le buste e le bottiglie di plastica trasportate dalle correnti e che lei mangia scambiandole per calamari e meduse.
Quando, alla fine, Finn incontrerà la sua balena, la realtà sarà molto diversa da come l’aveva immaginata e lo toccherà profondamente. Cambierà la sua vita e quella di tutti gli abitanti del fiordo: tutti i pescatori usciranno insieme in mare per gettare le reti e cercare di ripulire le acque e averne cura.

Quindi c’è un pizzico di fantasia anche nel finale?

No, non è solo una speranza: gli abitanti di Sotra si misero immediatamente in moto per ripulire mare e terra con tutte le loro energie dando vita a un movimento che ha visto arrivare gente da tutto

il mondo per ripulire. L’ immagine delle reti di pescherecci piene di plastica è fantasiosa e realistica allo stesso tempo. Fra i contenitori di plastica recuperati c’erano anche molti esemplari che prima venivano separati dal pesce e rigettati in mare. Ora, invece, si cerca di attivare un circuito che consenta di raccogliere e riciclare questi rifiuti togliendoli, una volta per tutte, dall’acqua. Ti allego questo link a un video:

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Sta a noi tutti evitare che il mare divenga una enorme pattumiera. Come ricorda la postfazione di Legambiente “ (…) la piccola balena con la sua storia mette in evidenza le nostre responsabilità e ci fa riflettere su cosa possiamo fare per recuperare un equilibrio che sarebbe un errore credere perduto per sempre”.

Per saperne di più sul libro (copie incluse!) vi invito a scrivere a Francesca Greco francescagreco@tiscali.it

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Fonte: La balena morta con 30 sacchetti di plastica rivive in una favola per bambini assolutamente #plasticfree!

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